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giovedì 15 ottobre 2015

Ce la possiamo fare...

Buon pomeriggio e ben ritrovati!
Sono passati la bellezza di... otto mesi dal mio ultimo post e lo so che non è un granché come saluto.
Ma non me ne vogliate, la storia del blog aggiornato in modo discontinuo, con la owner che si scusa ogni volta promettendo di non farlo più e di impegnarsi ad aggiornare più spesso l'abbiamo già sentita; io stessa ho usato diverse volte questa tattica e no, non la userò ancora. Non starò qui a menare con le solite promesse, non vi prometto un bel niente! :D Questo perché non posso più fare progetti, neanche a breve termine (già, neanche un banalissimo "ora vado cinque minuti al bagno"), perché lo so che tanto poi non riesco a portarli avanti.
E insomma, lo scorso 27 aprile, dopo un travaglio di solo un'ora, è nato Sebastiano. Sono diventata mamma per la seconda volta, e se un figlio ti cambia la vita, due te la stravolgono nel vero senso della parola! Magari di lui vi parlerò in un post a parte, ma sappiate che è un uomo e in quanto tale, rompe. Rompe quando ha fame, rompe quando ha mangiato, rompe quando ha sonno e dopo dieci minuti che si è svegliato. Rompe perché non vuole stare nel seggiolone, perché non gli piacciono i cartoni e quando vuole uscire. Sua sorella non era così; noi donne siamo diverse, ci adattiamo. Ricordo che lei non la sentivo per ore e infatti con lei, se non ricordo male, ho concluso, editato e pubblicato un libro. Con lui è tutto un altro paio di maniche, ma ci stiamo lavorando.
Sì beh, capitemi, sono in difficoltà. Non è semplice concentrarsi e creare, quando in testa si hanno solo sigle di cartoni animati e ninne nanne; per fortuna dormo. Dovrei accendere un cero solo per questo.
Nonostante questo, oggi non voglio salutarvi così. Qualche novità per quanto riguarda la "nuova veste" di Heloth c'è. Non posso dire niente per ora, ma tra non molto saprete... diciamo verso Natale... ;)
Inutile dire che sono felicissima ed emozionatissima per questo e spero di condividere la mia gioia con molti di voi.
Come alcuni di voi sanno, non sono solo latitante su questo blog. Mi trovate infatti sempre molto attiva su vari social e a me fa sempre piacere incontrare persone interessate a seguirmi e soprattutto ad interagire, perciò se volete, fatevi avanti.
Per oggi è davvero tutto, a risentirci appena potrò.
Bye!

sabato 7 febbraio 2015

7 febbraio- il mio regalo per voi!


Ve lo avevo promesso: in occasione del mio compleanno vi regalo un estratto dal mio secondo romanzo, L'Erede. Eccolo qua! Sono stata un po' indecisa, perché amo troppo questo romanzo e non riesco mai a scegliere quale parte mi piace di più per condividerla!!! Mi dispiace solo di non poter evitare gli SPOILER! Ogni capitolo ne contiene, purtroppo. State attenti! Se volete leggere Heloth, evitate questo post..

«È permesso?» Una voce sconosciuta echeggiò nella serra.
Rowena si drizzò immediatamente sulla sedia, voltandosi.
Una figura apparve sulla soglia ed entrò, accostandosi la porta alle spalle.
«Perdonate l'intrusione, non volevo spaventarvi» continuò, mentre con l'andatura calma, ma decisa di un serpente si insinuava nella serra e si avvicinava al tavolo.
Rowena non rispose, troppo impegnata ad aguzzare la vista per riconoscere quella persona; finché la porta della serra non fu richiusa non riuscì a distinguerne il viso. Poi lentamente, nella penombra, apparve un uomo, alto, con i capelli chiari, radi e corti e folti baffi ben curati. Non lo conosceva, eppure...
«Spero di non avervi spaventato» disse rivolto a Rowena.
«Eravate nella biblioteca con Darion, se non sbaglio?» rispose lei timidamente.
L'uomo sorrise e le si sedette vicino.
«Dovete essere molto in confidenza, se chiamate sua maestà per nome!»
Rowena si sentì avvampare. Si strinse nelle spalle e abbassò gli occhi.
«Non volevo mettervi in imbarazzo, mia cara, era solo una semplice domanda!» la rassicurò l'uomo. «Permettetemi di presentarmi» si chinò. «Mi chiamo Adam e vengo da Villaggio di Legno, a nord. Sono il nuovo consigliere personale del re». Con decisione, Adam prese la mano di Rowena e le sfiorò il dorso con le labbra.
«Mi chiamo Rowena, signore... Conosco Villaggio di Legno» si rianimò un po' la ragazza. «Ci sono bravi scultori laggiù...»
«I più bei giocattoli di tutta l'Isola!» sorrise Adam tutto orgoglioso. «Così anche voi venite da Dèl?»
«Sì, ma il mio villaggio è piccolo, si trova a ridosso delle montagne, quasi all'estremo confine nord» precisò Rowena. «In realtà, conosco meglio Simor, di Dèl».
Adam piegò un lato della bocca, fissando Rowena. «Immagino» rise sornione. «Avete i colori tipici delle ragazze di montagna» aggiunse, riprendendosi. «La pelle chiara... spruzzata di lentiggini, che danno un tocco di colore alle vostre guance... Per non parlare dei vostri meravigliosi capelli!»
«Siete un acuto osservatore» osservò Rowena con un filo di voce, mentre con una mano si nascondeva velocemente una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
«È il mio mestiere» rispose Adam. «Guardare con attenzione tutto ciò che mi circonda, riconoscere cosa è giusto e cosa è sbagliato, dare giudizi, valutazioni... per il bene del mio signore. E voi, permettetemi di dirlo, siete ancora più bella quando siete in imbarazzo! I vostri occhi brillano...»
«Siete troppo gentile, mio signore...»
«Dico solo la verità, cara. Non è difficile essere attratti da voi. Chiunque resterebbe abbagliato dalla vostra dolcezza. Giovani, meno giovani... re.»
Rowena si limitò a sorridere, perché non sapeva in quale altro modo rispondere.
Adam distolse gli occhi da lei un momento guardandosi intorno e interrompendo la conversazione. Sembrava che si fosse accorto solo in quel momento dove si trovava.
«Che posto è mai questo?» domandò a voce alta, spaziando con lo sguardo sul soffitto, dietro gli archi e le mensole, fino all'armadietto degli intrugli.
«Questa è la serra privata del re» spiegò Rowena.
«Una serra?» Adam la guardò sorpreso.
«Una serra segreta, sì. Dove sono custoditi gli ultimi esemplari di molte piante speciali».
«E della quale voi avete la chiave e libero accesso».
Rowena annuì timidamente.
Adam si guardò intorno ancora, curioso e divertito, finché i suoi occhi si posarono sul largo vaso tondo posato per terra.
«Che accidenti di creatura è quella?» esclamò, indicando il bel fiore blu che si mostrava alla flebile luce delle torce.
«Si chiama Giglio Traditore, è una pianta carnivora» spiegò attentamente Rowena, ricordando le parole di Darion. «Non avvicinatevi troppo, signore, o vi stordirà con il suo profumo!»
Adam si fece più attento. Emise una risatina, come se volesse far capire a Rowena che non credeva alle sue parole.
«State cercando di spaventarmi, forse? Mia cara, chi credete di avere di fronte?» scherzò, fingendo di rimproverarla.
Rowena rispose al sorriso. «Non mi sto prendendo gioco di voi, signore!» si posò una mano sul petto. «Non sentite forse quest'odore pungente? Neanch'io ci ho creduto la prima volta, ma poi mi sono avvicinata troppo e sono svenuta!»
«Davvero? E suppongo che a salvarvi sia intervenuto il nostro amato re...» Adam continuava a ridere complice.
«Per fortuna sì...» sospirò Rowena, riprendendo fiato. «È stato terribile... che sciocca».
Adam si avvicinò al vaso, inginocchiandosi, scrutando quella pianta con particolare interesse.
«Si trova nei petali l'essenza che fa perdere i sensi» continuò Rowena. «Una volta Darion... il re... mi ha raccontato di averne usato uno su un uomo. Lo ha addormentato di proposito per curargli una gamba... Non vi avvicinate troppo, però...»
«Affascinante!» esclamò Adam, tornando a rivolgere tutte le sue attenzioni su Rowena.
«Dunque, mia cara, stavamo dicendo? Ah, sì, re Darion! Non mi avete ancora detto quanto è importante per voi!» tornò a sedersi e con la mano accarezzò la superficie irregolare del tavolo. «Non che io voglia intromettermi, ma sapete... sono fatto così, è più forte di me. Devo conoscere, sapere... informarmi» sorrise deciso. «Naturalmente, non siete tenuta a rispondere se...»
«Non vi preoccupate» lo interruppe Rowena. Sentì che stava arrossendo. «Vi basta se vi dico tanto da sopportare perfino l'oscuro castello di Simor?»
Adam mostrò un largo sorriso di grossi denti bianchi.
«Tanto da rischiare di dargli un figlio illegittimo?» ribatté.
Rowena parve svegliarsi da un bel sogno.
«Eh?»
Quasi vacillò sulla sedia. Era sicura di non conoscere del tutto il significato di quella parola, eppure una volta l'aveva già sentita e non le piaceva. L'aveva pronunciata Maya, parlando di Hander. Maya aveva accolto il piccolo credendo fosse il figlio illegittimo di un nobile, o una persona molto importante; aveva detto di volerlo proteggere, perché la sua vita poteva essere in pericolo. Ma da chi? E perché?
«Ma noi non... lui non...» scosse la testa, balbettò, mentre i suoi occhi roteavano in giro per la stanza, senza riuscire a posarsi su quelli di Adam.
«Perdonate la franchezza, mia cara, è il mio mestiere...» disse il consigliere, tornando mansueto.
«Questo l'avete già detto» rispose Rowena con veemenza. «Spiegatemi perché l'avete detto».
Adam prese tempo. «Volevo capire se vi rendete conto del rischio».
«Che assurdità!» esclamò Rowena. Respirò forte, ricacciando indietro lacrime di rabbia. «Voi non sapete niente di me, di Darion. Nessuno sa niente di noi! Perché mi parlate di rischio? A cosa vi riferite?»
«Mia cara, calmatevi. È evidente che non sapete a cosa andate incontro. Il vostro comportamento potrebbe portarvi guai enormi...»
«E io vi ripeto che voi non sapete niente di noi!» ruggì Rowena.
Adam però non sembrò sorpreso. «Un figlio illegittimo porterebbe scompiglio nel regno» continuò. «Distruggerebbe l'immagine del re, la sua stessa persona.» Sorrise. «Non voglio spaventarvi, né darvi un'immagine sbagliata di me, ma dovete essere messa al corrente di ciò che ogni azione che facciamo oggi, ogni decisione che prendiamo, comporta nel futuro. Vi sto facendo un favore, in realtà. Volete davvero rovinare la vita del vostro amato Darion?».
Rowena si lasciò ricadere contro lo schienale della sedia, come nell'atto di ascoltare il consigliere del re.
«Quale minaccia porterebbe un bambino innocente?» chiese con occhi velati.
«Una minaccia più grande di quello che credete, lasciate che ve lo dica uno che certe cose le conosce bene».
«Io ne so molto più di voi di bambini indesiderati» sussurrò Rowena. «Tuttavia, ancora non ho capito dove volete arrivare con le vostre affermazioni».
«Un figlio illegittimo metterebbe in cattiva luce l'immagine del re. Un figlio illegittimo vi dividerebbe per sempre. Un figlio illegittimo porterebbe scompiglio nel regno, vi ripeto» sentenziò Adam solennemente. «Preferireste scappare? Fuggire per sempre dal vostro amato Darion? Vivere per sempre nascosta, temendo ogni giorno per la vostra vita e per quella di vostro figlio?»
«E perché mai sarei costretta a fuggire?» Rowena si era incurvata, sotto il peso delle parole di Adam.
«Perché un figlio illegittimo è una vergogna per un re.» Adam cambiò il tono. «Mia dolce fanciulla, sono qui per aiutarvi. Pensateci bene, non è meglio separarsi felicemente, mantenendo per sempre un bel ricordo della persona amata?»
«Vi piace molto la parola figlio illegittimo, vero?» sorrise amaramente Rowena.
«Per niente, a dire la verità».
Calò il silenzio, nel quale Rowena si fermò a fissare quell'uomo che all'improvviso, le aveva sbattuto in faccia una terribile verità, al quale lei non aveva mai pensato; sapeva che sarebbe stato difficile stare accanto a Darion, ma non così. Non fino ad essere un ostacolo nella sua vita di re. Non fino a mettere a rischio la vita di un innocente. E tutti quei problemi si sarebbero presentati lo stesso se Darion l'avesse sposata? Ci pensò, ma preferì non chiederlo ad Adam.
«Siete strani, voi nobili» riprese, infine. «Avete tutto. Vi vantate di essere migliori della gente comune, dei poveri, come me. Siete sempre puliti, ben vestiti, sapete usare le parole, usate buone maniere, siete istruiti. Ma poi, chissà perché, avete paura di creature indifese! Siete capaci di farvi rubare il sonno da un lattante, fino a pensare di doverlo eliminare!»
«Se conosceste le antiche leggi, perdereste il sonno anche voi!» esclamò Adam. «Un bastardo che si presenta a corte, rivendicando il trono, a scapito di giovani rampolli purosangue, non è una cosa abbastanza grave per voi? Scoppiano rivolte, in questi casi. Perfino guerre!»
«Se mai avessi un figlio, non permetterei mai che facesse una cosa del genere» provò a rispondere Rowena.
«Quando sarà abbastanza grande non potrete impedirgli di fare le sue scelte. E non potete sapere che figlio sarà. Benché noi tutti lo amiamo, sappiamo bene quale sangue scorre nelle vene del nostro re!»
Rowena sbatté una mano sul tavolo, come a voler zittire all'istante il consigliere. Non voleva entrare a parlare anche di Kener, la conversazione aveva già preso una brutta piega senza di lui.
«Dunque, mi state invitando ad andarmene?» domandò con un filo di voce. Intanto, mille domande invadevano la sua mente, come vespe inferocite. Ma una prevaleva sempre su tutte: Darion era al corrente di tutto questo? E questo era forse il motivo per cui sempre più spesso la teneva lontano da sé?
Adam alzò entrambe le mani. «Lungi da me un tale pensiero! Io sono un umile consigliere, pertanto sono tenuto a dare consigli. Gli ordini qui li da solo il re! Io non vi dirò mai di andarvene. Vi ho fatto solo ragionare. Voi deciderete, secondo coscienza».
«Sì, ho capito.» Rowena si alzò faticosamente. «Se volete scusarmi...»
Adam le fece un cordiale cenno con la testa, continuando a stare seduto con le gambe incrociate.
Rowena indossò il mantello e fece per uscire. Quando fu sulla porta si fermò.
«Se io me ne vado, chi gli darà dei figli legittimi?» chiese mestamente.
Adam alzò le spalle. «La persona giusta, mia cara. Quella che comincerà a cercare quando non dovrà più pensare a voi. Datemi retta, non siate egoista. Salvatelo, se davvero gli volete bene».

estratto non ancora editato. L'Erede @LucyEmme

venerdì 7 novembre 2014

Sono tornata?

...Boh! Chi lo sa, mistero della fede.
Beh, rieccomi di nuovo qua, davanti ad un vero computer, con una connessione che funziona come fosse sulle montagne russe. Ma ci sono, è questo che conta.
Il mio ultimo post risale allo scorso Luglio e da allora due o tre cosine posso raccontarvele, sì.
La nuova casa è quasi a posto, abbiamo detto ciao ciao alla città e siamo tornati nel mio paesello di campagna!!!
Manca qualche luce qua e là, ma i mobili ci sono tutti, da riempire, ma lo faremo pian piano.
Ciò che conta di più in realtà è che ci sono le persone. Siamo noi tre, finalmente insieme, dopo un anno passato tra privazioni, sacrifici e soprattutto separati. E non solo! Non siamo proprio tre... diciamo che siamo tre e mezzo... Vabbé, avete capito, sono molto incinta! Questo è il motivo principale della mia latitanza nell'ultimo periodo... d'accordo, ovvio che sono felicissima, preoccupatissima e già stanchissima! Purtroppo non sto molto bene e sono stata davvero malissimo i primi tre mesi; le mie giornate le passo per la maggior parte ferma a letto; ho pochissima concentrazione, che non mi permette di leggere quanto vorrei, né soprattutto di scrivere (lo sapevate che durante la gravidanza si abbassa il QI e il cervello riduce le sue prestazioni?). Purtroppo la scrittura de L'Erede è un attimo ferma, proprio a causa di questo, ma ci penso sempre e vorrei andare un po' avanti prima che il bimbo nasca.
Nel frattempo continuo a collaborare con Evelyn, la ragazza che ha disegnato la cover di Heloth, per il booktrailer e spero entro Natale di presentarvelo.
Insomma, in realtà non sono del tutto ferma, faccio ciò che posso, quando ce la faccio... quindi anche voi non mi abbandonate, eh?
E' tutto, per ora.

Lucia

mercoledì 23 luglio 2014

Un anno di Heloth

Ci siamo signore e signori! È già passato un anno da quando ho pubblicato "Heloth tra il Cielo e la Terra"! Un anno dalla decisione di prendere il mio bambino e darlo in pasto al web...
Non sono qui per tirare le somme, o per fare bilanci di questi dodici mesi. Sono qui solo per ricordare, con un po' di emozione e nostalgia quei momenti; a voi non ve ne fregherà niente, ma a me sì. Nessuno può immaginare  quante incertezze prima di decidere quale fosse il passo più giusto da fare. Perché auto pubblicarsi è un po' ghettizzarsi. Dai, diciamo la verità, ora lo posso fare anch'io: siamo guardati storto dagli intellettuali, da chi ha la sua bella casina editrice e da chi si proclama lettore accanito, quando poi apre solo quei due- tre generi dei soliti due- tre autori.
Ma non sono qui per parlare di questo.
Voglio ricordare con voi l'estate scorsa, passata quasi interamente al caldo torrido di Firenze, lontano da mia figlia, a chiedermi se fossi una brava mamma, o una cretina, che lasciava una bambina di due anni con i nonni per fare l'editing di un romanzo che probabilmente non avrebbe mai letto nessuno. Vorrei che provaste ad immaginare le mie notti davanti al computer, su quella sedia che diventava ogni ora più scomoda, trasformandosi in uno strumento di tortura; le zanzare che mi assillavano, mentre io mi scervellavo con quel programma per trasformare un file doc in un file mobi. Sembrano cazzate, ma ho creduto di impazzire, di diventare isterica, di non farcela ad un passo dalla fine. C'era sempre un problema, un ostacolo che mi faceva dire "via, basta, non si può fare". E la mattina dopo si risolveva tutto e potevo smettere di frignare e andare avanti.
E chi te l'ha fatto fare, direte voi? Nessuno, se non la passione per quello che ho fatto e che faccio. Non è un lavoro, né probabilmente qualcosa che andrà oltre questa stanza, o quel social network. È quello che provo io quando scrivo che conta. Ciò che mi dà il comunicare con la scrittura, a me che non riesco a mettere insieme un periodo a voce, che mi emoziono e tiro fuori un sacco di stronzate e sembro deficiente, già solo se devo presentarmi; che vado in crisi al solo pensiero di più di due facce che mi guardano mentre parlo.
È com mi sento quando scrivo che dà sapore e fa sopportare la fatica, il sonno, la noia, il blocco ...
"Sono elettricità" diceva Billy Elliot. Per me è lo stesso quando mi perdo nelle mie storie e nei miei mondi... e tutto sommato, non credo di essere egoista, o infantile. Perciò ecco, sono felice di aver condiviso con voi la storia di Rowena, il mondo di Heloth, tutta questa mia piccola storia. E soddisfatta delle decisioni prese; oltretutto mi ritengo fortunata, perché le cose sono andate oltre le mie aspettative. Ho dato, ma ho anche ricevuto e ho imparato tanto.
Per questo vado avanti, senza fretta. Le cose buone e belle vanno godute. Io mi accomodo, se volete seguirmi...

martedì 6 maggio 2014

AAA Cercasi compagno di viaggio e altri aggiornamenti


Buongiorno!
Trovo necessario farmi vedere ogni tanto su questo blog, giusto per non passare da superficiale perditempo nonché procrastinatrice doc. Insomma, lo sappiamo tutti che aprire un proprio angolino è sempre entusiasmante... il bello viene quando tale angolo deve essere mantenuto, un minimo, seriamente.
Comincio subito col chiedervi come avete passato queste vacanze pasquali e il lungo ponte. Spero meglio di me. Avevo qualche progettino in merito: dedicarmi alla casa, fare un po' la mogliettina, godermi qualche gita fuori porta con la famiglia, torturare i miei fioricini... e poi riposarmi dalla scrittura, ma allo stesso tempo, coltivare e rivedere alcuni paragrafi e punti più rognosi della storia.
Niente di tutto questo è accaduto.
Mi sono ammalata, cioè ho avuto praticamente di tutto, a cominciare dagli atroci mal di testa che mi affliggono di tanto in tanto in questo periodo dell'anno e che mi hanno fatto temere di perdere per la strada il senno e qualche buona idea, fino alla febbre a 39, per cui potevo solo stare a letto e bere i thè bollenti e mai zuccherati che solo gli uomini sanno preparare.
Nei momenti di lucidità ho aperto un po' il mio Kindle, curiosando con qualche estratto inedito, ma ve lo dico sinceramente, avrei fatto meglio ad evitare. Mi sono imbattuta in cose che mi hanno buttato un po' nello sconforto per come certi autori inediti presentano i loro lavori, ma non entro nello specifico, perché sono ancora provata.
Ho letto anche qualcosa di buono, grazie a Dio. Un altro romanzo della mia amata Sophie Kinsella e ho iniziato un altro classico di quelli che mi mancano, La Freccia Nera.
E voi, avete letto qualcosa di bello? No, in realtà voglio solo sapere se avete letto Heloth tra il Cielo e la Terra, ihihihih! :) Mi piacerebbe davvero avere qualche commento e qualche feedback in più, ma sembra che i miei lettori siano un po' stitici... Beh, nonostante questo ringrazio infinitamente e di cuore chi lo ha acquistato, chi lo ha letto, chi lo sta leggendo e anche chi si è dimostrato curioso di leggerlo. Non avrò mai le parole giuste per esprimervi la mia felicità.
Chiusa parentesi e parliamo del mio amatissimo Erede!
Vorrei dirvi tante di quelle cose, ma non posso certo anticipare niente. Sappiate comunque che sono totalmente innamorata di questa storia e sono oltremodo contenta di come si stia sviluppando, perché vedo palesemente quanto il mio stile e la mia capacità di creare siano migliorati. Lo dico da severa perfezionista quale sono e ciò mi fa credere che anch'io sia capace di concretizzare qualcosa di buono.
Mi piace molto questa storia, come ho detto. Mi piace molto più di Helot tra il Cielo e la Terra, che è il mio primo romanzo e già lo amo e ci tengo enormemente e spero che tutto il mio entusiasmo sia un po' anche il vostro, in futuro.
Ma, c'è un ma. Come forse saprete non sono solo una signora- nessuno- self- publisher, sono anche una self- made woman, nel senso che tutto il lavoro che voi vedete è stato fatto da me e da me soltanto. Io scrivo, correggo, mi faccio la copertina, mi pubblicizzo, ecc... tutto ciò è un po' pesante, anche se c'è passione ed entusiasmo, ma è anche un pochino assurdo se ci pensate... non voglio lagnarmi, per carità, sono a dir poco orgogliosa, ma sto pensando seriamente di cercare un piccolo aiuto, proprio sul web, qualcuno più ferrato di me che potrebbe aver voglia di riguardare anticipatamente le bozze e possa dirmi con sincerità “quest'idea non è niente male”, oppure “hai scritto una marea di cazzate”. Ecco, giusto per non dovermelo sentir dire a lavoro finito.
Così, se non vi sembra che stia chiedendo la luna, ufficializzo la mia richiesta: se c'è qualcuno che ha letto Heloth tra il Cielo e la Terra e vorrebbe leggere anticipatamente L'Erede per darmi qualche dritta seria (concedendomi un po' del suo tempo senza scomparire per 6 mesi) scrivetemi, contattatemi, fatemi un fischio, fate voi. Per me va bene tutto, purché siate seriamente interessati.
In realtà avrei già adocchiato una o due personcine, ma a tutt'oggi non so... i compagni di viaggio bisogna sceglierseli con cura!
Fatto questo concludo informandovi che sono appena all'undicesimo capitolo. Abbiamo da poco iniziato a “ballare”, a fare sul serio, insomma. In questo libro si raschia il fondo del barile, ma non preoccupatevi, probabilmente i miei amati personaggi troveranno il modo di tornare in superficie.
Questo è un capitolo più complesso, più triste, più oscuro. È un po' meno fiabesco, un po' meno caramelloso (come ha detto qualcuno del mio primo) e ci sono molti nuovi personaggi, dei quali per adesso ne ho introdotto appena uno solo.
Mi auguro sinceramente di potervi dire qualcosa in più nei prossimi aggiornamenti.
Anche per questa volta è tutto, vi saluto e vi abbraccio,

alla prossima!!

venerdì 7 febbraio 2014

Il mio regalo di compleanno

Salve a tutti, frequentatori del blog e non!
Il post che vado a scrivere oggi per me è molto, molto importante. E un post importante non può che essere postato in un giorno importante.
Vabbé, non amo particolarmente le auto celebrazioni, specialmente dopo i trent'anni. Mi fanno proprio tristezza ad essere sincera. Ma insomma, oggi è il mio compleanno e -evitando di soffermarmi su quanti anni compio, che non riesco nemmeno a dirlo, cioè, proprio non articolo le parole- invece di aspettarmi regali e auguri, vi faccio io un bel regalo!

Che c'entra... i regali me li aspetto, eccome! Stessa cosa per gli auguri, che quelli non costano niente. :D

Parlando di cose serie, oggi svelerò le primissime anticipazioni sul nuovo libro che sto scrivendo, che mi sta prendendo davvero tanto, coinvolgendomi e facendomi prendere atto di due cose molto importanti:
1- Scrivere non è una cotta, ma un vero e proprio amore maturo, perché ne sento il bisogno ogni giorno di più.
2- Il mio stile si sta modificando. Sono molto più soddisfatta di come la narrazione adesso appare  fluida e corretta, rispetto all'inizio e anche di come riesco a sviluppare la trama. Ovviamente questa è solo un'opinione personale. Tuttavia, anche questo è un tipo di allenamento e io continuo a mettercela tutta affinché possa migliorare ancora e ancora.

E prima di iniziare, voglio spendere anche due righe per tutti quelli che hanno letto “Heloth tra il cielo e la terra”, o che lo stanno leggendo, che si sono affezionati ai protagonisti, che mi hanno dato consigli, o incoraggiato; alle blogger che si sono rese disponibili a leggerlo (grazie per la vostra opportunità!) e, perché no, anche a quelli che prima hanno lanciato il sasso e poi hanno ritirato la mano (senza sapere niente né di me, né del romanzo!): siti importanti, nati per aiutare creativi emergenti, con cui ho scambiato varie email e poi sono spariti; fantomatici blogger che mi hanno contattato per un'intervista e poi si sono dissolti nell'etere... sappiate che un no è molto più professionale e serio di un silenzio e quelli come voi me li scrollo di dosso come la forfora dal cappotto. Andando avanti.

Torniamo a Heloth.
Forse l'avevo già specificato, forse a qualcuno era sfuggito... il mio secondo romanzo è il seguito di “Heloth tra il cielo e la terra” e, a Dio piacendo, ne seguiranno altri due, tutti auto conclusivi.
Bene, diamo il via alle danze, o meglio, agli spoiler?



*************************************************




Il titolo di questo romanzo sarà
L'Erede






Di seguito un breve riassunto della trama e un piccolo assaggio. Ma prima vi raccomando ancora, occhio, occhio, occhio, che gli spoiler abbondano. Leggetelo solo se avete letto Heloth tra il cielo e la terra. Grazie! ;)

“Rowena e Darion iniziano una nuova vita nel regno di Simor. Darion è diventato re, le difficoltà sembrano finalmente superate. Ma la gente sussurra, chiacchiera. La presenza di quella ragazza così vicino al re è molto strana. Nessuno vede Rowena di buon occhio.
L'inverno si presenta con largo anticipo, gelido e oscuro, quasi innaturale e insieme ad esso giungono al castello un messaggio importante da Heloth e il nuovo consigliere personale del re, che sembra nascondere qualcosa di più, dietro il suo atteggiamento spavaldo e invadente.
Strani episodi si moltiplicano, sempre più frequenti e inquietanti, finché Rowena, esasperata, non decide di tornare nel suo piccolo villaggio sulle montagne per ritrovare un po' di serenità.
Darion, dopo aver perso sia Rowena che la sua credibilità come sovrano, cade nello sconforto, rendendosi conto che la sua paura più grande non è un semplice timore, ma realtà.
La minaccia per l'Eletto, questa volta, sembra arrivare proprio da chi gli è stato più vicino, ma non solo: un nuovo pericolo è in agguato, molto lontano dai confini di Heloth. Nessuno se n'è accorto, ma a risvegliarsi non è stata solo la Città Leggendaria...”

E poi un piccolo assaggino, scelto da me, per voi.

-L'ambiente era in penombra, illuminato da quattro torce appese al muro. Una stanza lunga e stretta con il soffitto alto. Una parete era composta da quattro grossi archi, oltre i quali si intravedeva appena uno spazio interamente occupato da lunghe mensole, piene di vasi di ogni misura.
«La serra» disse Darion. Nel suo tono di voce c'era emozione e orgoglio.
«Questa non è una serra, Darion!» esclamò Rowena divertita. «Dove sono l'aria e la luce necessarie alle piante?» Il suo sguardo cadde su un tavolo appoggiato al muro e sull'armadietto lì accanto, sui piccoli attrezzi perfettamente ordinati, sul mortaio e sulle di boccette di vetro, uguali a quella che le aveva dato il padre di Darion mesi prima. Il ricordo la fece rabbrividire, il pensiero che quell'uomo inquietante fosse passato di lì le provocò una fitta di paura. Rowena distolse lo sguardo, cercando di evitare che Darion si accorgesse del suo stato d'animo.
«Questa non è una serra qualunque. Questa è la mia serra, un posto speciale» rispose il giovane re.
Rowena si tolse il mantello e lo poggiò su una sedia, poi si diresse verso gli archi, seguita da Darion. Non era facile rendersi conto di cosa ci fosse esattamente lì dentro, a causa della poca luce, ma qualcosa in fondo alla stanza, dietro l'ultimo arco, attirò ben presto l'attenzione della ragazza.
«Ero sicuro che saresti andata subito laggiù» rise Darion tra sé.

Con questo ho finito, per oggi. Ora vado ad indagare se qualcuno mi ha comprato la torta al limone, la mia preferita...
Ciauuu!



martedì 17 dicembre 2013

Descriviti con i romanzi

Ciao a tutti!

Partecipo anch'io all'iniziativa del blog labellaeilcavaliere.blogspot.it "Descriviti con i romanzi".
Grazie ragazze, ecco le mie risposte! :)
1- Siete maschi o femmine?
Piccola Principessa- F.H.Burnett

2- Descrivetevi.
La Regina della Casa- S. Kinsella

3- Cosa provano le persone quando stanno con voi?
Cose Preziose- S. King

4- Descrivetevi nella vostra relazione precedente.
Il Grande Inverno- G.R.R.Martin

5- Descrivetevi nella vostra relazione presente.
I Miserabili- V.Hugo

6- Dove vorreste trovarvi?
Ai Confini del Mare- P.O'Brian

7- Come vi sentite nei riguardi dell'amore?
Stardust- N.Gaiman

8- Com'è la vostra vita?
La Camera dei Segreti- J.K.Rowling

9- Che cosa chiedereste se aveste a disposizione un solo desiderio?
Sogno di una Notte di Mezza Estate- W. Shakespeare

10- Dite qualcosa di saggio.
Il Signore degli Anelli- J.R.R.Tolkien

11- Una musica.
Stabat Mater- T. Scarpa

12- Chi o cosa temete?
Il Pozzo e il Pendolo- E.A.Poe

13- Un rimpianto.
Uno Nessuno e Centomila- L. Pirandello

14- Un consiglio per chi è più giovane.
Grandi Speranze- C. Dickens

15- Da evitare accuratamente.
Cime Tempestose- E. Bronte

martedì 19 novembre 2013

Io vorrei... non vorrei... ma se vuoi...

Buongiorno a tutti e buon inizio settimana.

Mi sono messa davanti al computer e dopo una lunga riflessione, ho pensato a questo post.
Avevo deciso che non mi sarei esposta, che avrei evitato di dire la mia, tanto sì, vabbé... ma poi ci ho ripensato. Insomma, forse è giusto che anch'io dica qualcosa a riguardo. Non sarà un papiro, tempo non ne ho. Sarò breve e concisa e, permettetemelo, niente buonismi. E' il mio blog, dico quello che mi pare. Ogni tanto una sputacchiata acida al vetriolo ci sta pure.
Veniamo al dunque.
Masterpiece.
Talent show per aspiranti scrittori.

Me ne sarebbe fregato meno di niente in una situazione normale, non l'ho neanche visto se volete tutta la verità nient'altro che la verità. Ci ho provato, ma dopo le undici, aspettare che finisca il tiggì, la pubblicità, ecc... per tenere su raitre, che di norma non guardo mai, beh... insomma, c'ho famiglia, a quell'ora comincio ad essere stanca. Vabbé, in culo Masterpiece e tutta la rai. Ho spento. E questo tanto chiacchierato talent non l'ho visto.
Il problema è sorto il giorno dopo, sfogliando la timeline di Twitter. Quanto accanimento! Il mio telefono trasudava odio, brrr...
Così mi sono messa a leggere vari blog, alcuni a favore, molti contro e cosa è venuto fuori? Che c'è una cosa che aspiranti scrittori, blogger e compagnia bella non vogliono proprio sentirsi dire: che sono intellettuali e snob. Mmmh, che strano, io invece ho avuto proprio questa sensazione qui, guarda un po'!
Non sto difendendo il programma. Come ho detto non l'ho visto, sarei arrogante se volessi dare un giudizio, ma ricordo bene che questo talent era già stato “gambizzato” tempo fa, molto prima che uscisse. “Uhm, ma insomma, uno scrittore non ha bisogno di andare in tivvù!” “Uhm, uno scrittore deve scrivere e basta...” Un bravo scrittore, serio, non guarda spazzatura come Masterpiece, se osi guardarlo sei un deficiente! Se poi dici qualcosa di positivo, attento che ti arriva una fatwa tra capo e collo! E via dicendo...
Che poi un aspirante scrittore debba farsi largo a spallate in una gabbia di leoni pieno di pregiudizi, questo è un dato irrilevante(Vogliamo parlare di quei blog di letteratura, gestiti da persone che si vantano di intendersi di libri, di essere appassionati e fanatici di lettura, ma che in ogni post non perdono tempo a ripetere che * se sei un aspirante scrittore, non ti prendo neanche in considerazione *??? No, non ne parliamo, si commentano da sé.)...
Credevo di aver toccato il fondo con pixel artists e crafteristi (ho molti altri hobby, sappiatelo), ma evidentemente mi sbagliavo.
Ci vorrebbe un pochina più di umiltà. Umiltà, questa sconosciuta.

Ecco, ho finito. E ho dato fin troppo tempo a questa cosa. Torno alla mia scrittura. Senza sentirmi né un caso umano, né una star.


venerdì 2 agosto 2013

La storia della Storia


Come già saprete, da alcuni giorni ho pubblicato il mio primo libro (la prima parte) e ora è arrivato il momento di un post che desideravo scrivere da tanto tempo: questa volta vi parlerò più nel dettaglio di come è nata la storia; in seguito scriverò anche dei singoli post dedicati solo ai personaggi. Il tutto, cercando sempre di non spoilerare troppo qua e là. Siete avvisati!!

L'idea per "Heloth tra il cielo e la terra" l'ho avuta molti anni fa. Una vita fa, se ci penso. Era l'estate del 1997, avevo appena 16 anni e come un'adolescente che si rispetti, mi perdevo in sogni e fantasie, del tutto normali per l'età...

In realtà non stavo pensando affatto ad inventare una storia, quel giorno. Tantomeno scriverla. Tutto è cominciato per caso, durante le vacanze estive, osservando un panorama in particolare e perdendomi nella bellezza e nelle caratteristiche di quest'ultimo. Mi piaceva osservare quel posto (il suo nome resterà un segreto!) nei vari momenti della giornata e come cambiava nei colori, con la luce del sole. Da qui è nata subito l'idea della "città che appare e scompare". 

Questo pensiero è rimasto sopito alcuni anni, ripresentandosi solo tutte le volte che rivedevo con i miei occhi quel preciso luogo. Nel frattempo ho scritto un altro libro, ma questa storia, se avete seguito il blog, la sapete già (non la sapete? Andate a leggervi i post precedenti!). Finché un giorno, non mi sono trovata davanti una faccia di un'ispirazione unica. Ho trovato uno dei miei personaggi. Uno importante, che però conoscerete nella seconda parte, quindi non posso rivelarvi molto, per ora. Sta di fatto che era un ragazzo, una persona di cui non ho mai saputo il nome, né l'età, né altro. Non ci siamo mai rivolti parola, né scambiati uno sguardo, ma era lui, era il MIO personaggio ed era perfetto!!! E' stato divertente descriverlo, non sono nelle caratteristiche fisiche, ma anche nelle movenze e negli atteggiamenti.
Gli eventi hanno cominciato a mettersi in moto. Non ho mai buttato giù niente di scritto, mi tenevo tutto in testa. Qualche volta ci pensavo, qualche volta la abbandonavo del tutto. Piano piano hanno cominciato a delinearsi le figure e le personalità degli altri protagonisti; venivano fuori degli episodi e la storia prendeva corpo. Ma continuavo a non prendere appunti, a non farne parola. Cominciavo a tenerci troppo e la delusione avuta dalla prima storia non poteva ripetersi, perché ciò che avevo in mente era un bel progetto, lungo e importante.

Tutto questo fino al 2005. Con l'aiuto dell'immaginazione ho ideato 3/4 della storia, Dedicandoci tempo, specialmente di notte, come soluzione contro l'insonnia...! Poi sono sopraggiunti i dialoghi, uno dopo l'altro, ma la paura di scrivere dieci pagine e buttare tutto c'era ancora. Non so nemmeno io come ho fatto a tenere a mente tutto per così tanto tempo!
Arriviamo al 2009: il materiale era davvero tantissimo, ormai i personaggi quasi protestavano per prendere vita e io ancora non mi decidevo. Siccome a Giugno dovevo sposarmi, mi sono data un limite. Mi sono detta "Ok. Mi dedico al matrimonio, poi comincio a scrivere". E così è stato. 
Non vi dico che liberazione! Un po' come andare in bagno dopo molto tempo...!!! :) Mi ricordo ancora la paura e l'eccitazione, quando ho rinnovato un microscopico blocchetto per gli appunti e ho iniziato a buttare giù la lista dei personaggi!!
Ad Agosto dello stesso anno ho scritto il prologo, quasi tutto in una volta. Me lo ricordo ancora: ero all'ombra dell'Abbazia di San Galgano...

Per 4 anni, questa storia mi ha tenuto compagnia. A volte è stato difficile scrivere, non sempre ci sono state le condizioni adatte. Altre volte è stato divertente, spesso emozionante. Il solo pensiero di mettermi tranquilla e aprire il quaderno, mi dava le stesse emozioni di un primo appuntamento, non so se mi spiego. 
A Natale dell'anno scorso, dopo aver riempito 6 quaderni, ho scritto la parola fine. Poi è venuto il momento di battere tutto al computer, correggere, revisionare, dare un po' più di spessore a qualche personaggio (ho fatto del mio meglio, almeno).
Mi ci è voluto tanto a scrivere il mio romanzo, è vero... forse qualche volta ho giocato un po' troppo a Mahjong, invece di dare tempo alla scrittura; considerate anche che in questo periodo sono diventata mamma, ed è difficile immaginare la fatica di far coincidere tutto e trovare momenti (di silenzio assoluto) solo per me e per la mia storia.
Ma una cosa dopo questa esperienza l'ho capita: scrivere mi piace. Che mi riesca poco, o tanto, che lo faccia bene, o male, non posso farne a meno. E se qualche volta mi sono commossa rileggendo alcuni capitoli, spero non sia stata solo una depressione post partum ritardataria... mi auguro di essere riuscita a trasmettere qualcosa! Questo, certo, dovrete dirmelo voi!!

Buon weekend, al prossimo post!













domenica 28 luglio 2013

Annunciazione! Annunciazione! Libro e qualche altra postilla...


Bene, sappiate che non è tanto facile scrivere questo post.
L'emozione è a mille e un sacco di dubbi e di paure mi assillano.
MA, una prima tappa molto impegnativa si è conclusa e finalmente da oggi, il mio libro
-Heloth tra il cielo e la terra-
è disponibile per tutti voi!
Sono felicissima di questo traguardo. Sono strafelice di poterne parlare. Ancora di più sono felice di poter tornare per un po' ad una vita quasi normale. Per un po'... perché il lavoro non è finito.
Prima cosa - e questa è una precisazione doverosa-  il libro è stato diviso in due. Ci ho pensato parecchio, valutando quale potesse essere la scelta migliore e alla fine ha vinto l'opzione "spaccatura". Ho pubblicato solo la prima parte NON AUTOCONCLUSIVA. E' importante che lo sappiate, perché non voglio assolutamente indispettire chi vorrà leggere la mia favola.
La decisione è stata presa per una questione di scaramanzia e di tempo.
Autopubblicarmi, rendere questa storia, che è una parte di me, disponibile al giudizio di chiunque è stata una bella sfida, perciò mi sono detta di fare un tentativo: pubblicare la prima parte e vedere come va. Naturalmente la pubblicazione della seconda parte non dipenderà assolutamente da quanti e quali giudizi pioveranno su questo lavoro, avverrà comunque e in seguito, che decida di fare delle copie cartacee o no, riunirò tutto il romanzo in un unico libro. Dividerlo in due parti, quindi, sarà solo per un periodo di tempo.
Parliamo anche del tempo. Chi di voi mi segue su Twitter sa che sono una mamma e che vivo spostandomi ogni settimana da Firenze, dove vivo, al mio paese in campagna, dove presto ci trasferiremo... ecco, a causa di tutti questi impegni (e del tempo che ho impiegato a fare l'ebook da autodidatta!), avevo paura che il mio progetto cominciasse a "puzzare"... sono 4 anni che mi ci dedico, ho finito di scriverlo l'anno scorso e ci sono persone che aspettano di leggerlo da un bel po'
Ora finalmente ci siamo!
Altre due cosine abbastanza importanti sono che:
1) conto di pubblicare la seconda parte entro un mese, quindi se dovesse piacervi, non dovrete aspettare troppo per il seguito.
2) Sto già buttando giù lo schema per il secondo libro!

L'ebook lo trovate qui, naturalmente.
Se avete delle domande, critiche (costruttive s'intende), o solo volete scrivermi, rispondo a tutti!
Contattatemi per email su ariivahine81@gmail.com
Oppure aggiungetemi su Twitter Elle_Emme81

mercoledì 3 luglio 2013

Tutto cominciò con il misterioso Jeff Whitman...

No, non tutto, in realtà.
L'idea per il mio romanzo attuale l'ho avuta nel 1997, ma ho iniziato a scrivere solo nel 1998, un'altra favola, la prima, appunto.
Quindi facciamo un salto temporale e andiamo per ordine.
Succede che durante le vacanze di Natale mi decido a scrivere questa storia che avevo in mente da un po'; non come avevo fatto fino a quel momento, cioè disegnando la storia a fumetti. Presi un quaderno e cominciai a scrivere, a descrivere un fatto, dei personaggi, a snocciolare i loro dialoghi. E mi sentii subito bene.
Niente, la storia in sé non era niente di particolare, riflettendoci a distanza di anni. Cento pagine appena. Una storia familiare, con un risvolto inaspettato e molto fantasy, come sempre nei miei racconti; c'erano appena quattro personaggi: Liza, la protagonista diciassettenne, suo fratello maggiore e il loro tormentato padre; poi c'era Jeff Whitman, quello del titolo (stendiamo un velo pietoso sui nomi, ok? Trovare nomi è una cosa che ODIO, non ho nessuna fantasia a riguardo!), un uomo misterioso, con un bel po' di segreti.
Insomma, piano piano scopro che scrivere mi fa stare bene, non mi pesa affatto, mi diverte. Scrivo soprattutto in treno, nei tragitti scuola- casa (scrivo anche a scuola, ma questo rimanga tra noi!) e va a finire che porto a termine la storia; come un fulmine la batto al computer e -vergognandomi come una ladra- la stampo in A5 e la porto in copisteria a rilegare.
Dopo averlo fatto leggere a mia sorella, provo con qualche amica e tutte si lanciano in elogi sulla storia e lo stile. E' a questo punto che mi convinco a tentare un altro passo: inviarlo ad un concorso.
Ne trovo uno di una casa editrice abbastanza famosa che, periodicamente, seleziona opere. Lo invio e amen. Tanto non vinco. Chissà quante risate si faranno.
E invece, dopo qualche mese mi arriva una busta, una busta grande, con il simbolo della casa editrice.
Avete presente il film Billy Elliot, quando lui apre la lettera con la risposta della scuola di ballo? Ecco, è andata più o meno in quel modo. Solo che non c'era nessuno fuori dalla stanza ad aspettare e questo è stato il problema.
La lettera spiegava che il mio romanzo era stato scelto per la pubblicazione, MA -altra faccia della medaglia- dovevo contribuire alle spese della pubblicazione. In pratica, loro si tutelano per non rimetterci, è sempre così che va. Chiedevano qualcosa come 2000 euro. Potete immaginare la risposta dei miei: MWAHAHAHA!!! O qualcosa del genere... Immaginatevi una ragazza di 18 anni, con la scuola da finire, che chiede 2000 euro per pubblicare un libro. Beh, io li avrei investiti, avessi potuto, ma niente. Quella busta finì in un cassetto ed è ancora lì. La tengo come ricordo. Per fortuna non me la presi troppo, forse non ci credevo troppo neanch'io, forse non avevo il cervello per considerarlo più di un gioco.
Bene, questa è la cronaca del primo approccio al mondo della scrittura. La storia del primo treno perso.
I prossimi post saranno finalmente tutti dedicati al mio magico mondo e ai miei amatissimi personaggi, perciò seguitemi!

PS: Contattatemi pure per domande, o solo per chiacchierare un po'. Risponderò a tutti! :)


domenica 30 giugno 2013

Io e le mie storie.

Riprendo un po' di informazioni su di me che avevo usato nel profilo personale, per raccontarvi come è nato il mio approccio alla creatività, alle storie, fino ad arrivare alla scrittura.
Inventare storie ha sempre fatto parte di me. Credo di aver cominciato già prima di andare a scuola, quando mi nascondevo in camera e insieme alle mie bambole e ai miei pupazzi, accendevo il registratore e mi lanciavo in monologhi poco sensati, intervallati da lunghe pause di silenzio e interruzioni tipo "eeeeeeeeeee...", "mmmmmmh...", eccetera (a 4-5 anni che si pretende?).
Questo bisogno di svagarmi è continuato anche negli anni delle elementari. Non è mai stato necessario per me avere tanti amici intorno, mi bastavano le Barbie, le costruzioni, i pony e qualunque altro giocattolo. Il mio concetto di gioco andava oltre il vestire le bambole, preparare il thé, o mettere in fila i pupazzetti: io mi inventavo un protagonista, un cattivo e una bella avventura in mezzo e così era felice e soddisfatta!
Alle elementari ho anche scritto la mia prima raccolta di favole: un quaderno di storie a fumetti (disegnate da me). Ogni storia era lunga tre pagine e in ogni storia il protagonista era un animaletto della fattoria, o del bosco.  La maestra era entusiasta e qualche compagna un po' gelosa! :P Quel quaderno ce l'ho ancora e lo custodisco a costo della vita.
Poi c'è stato il periodo delle storie disegnate a penna, sempre sotto forma di fumetti. La maggior parte di esse si interrompeva miseramente dopo qualche mese, ma non importa. Erano comunque dei tentativi e soprattutto "valvole di sfogo". Non mi ricordo bene di cosa parlassero, ma credo fossero tutte più o meno storie di ragazzine nella loro vita di tutti i giorni. Sarà per quello, forse, che nessuna di quelle storie ha mai visto la parola fine... :/
Insomma, il bisogno di inventare storie cresce con me e si modifica negli anni, fino ad arrivare alla scoperta di quella necessità, più comunemente chiamata scrittura.
Il prossimo post sarà dedicato al mio primo romanzo e a quel treno irrimediabilmente perso...

giovedì 27 giugno 2013

Tanto per cominciare...


Salve a tutti!
Reduce da due giorni particolarmente stressanti, mi ritrovo seduta sul letto, davanti al computer, con un forte desiderio di scrivere. Invece di cedere all'abbiocco, causato dalle ipnotiche mosche che volano in cerchio sotto al lampadario (perché poi le mosche volano sempre sotto al lampadario?), ho deciso di impiegare meglio questo momento di tranquillità e scrivere il primo post del mio blog. Il primo post, cavoletti di Bruxelles! Il primo post è importante, è il biglietto da visita, è la prima impressione che si fa agli utenti del web, è la giusta nota con la quale comincia un concerto, è... vabbé, basta. Il primo post è come le righe iniziali di un libro ed è proprio di scrittura che parla questo blog.
Ma andiamo per ordine.
Carta, Penna e Cioccolato è il titolo. Tre cose di cui non posso fare a meno (il cioccolato deve essere rigorosamente fondente). Tre cose che, nel mio caso, vanno perfettamente d'accordo.
Carta e penna sono sempre con me. Benché io sia una "multimedia abbastanza addicted", non disdegno affatto la compagnia di questi due preziosi oggetti; a volte penso che sia un po' scomodo e "superato" scrivere sul taccuino( per i più féscion lo chiameremo moleskine) e poi ricopiare tutto sul computer, ma poi non riesco a farne a meno, è più forte di me.
L'ispirazione arriva nei momenti più impensati (parlerò anche di questo), quando meno me lo aspetto, perciò carta e penna me li porto anche nella borsa.
Cosa mi ispira? Cosa scrivo nel famigerato quadernetto? Non è così semplice, non abbiate fretta. E' un'altra storia, un altro post.