sabato 7 febbraio 2015

7 febbraio- il mio regalo per voi!


Ve lo avevo promesso: in occasione del mio compleanno vi regalo un estratto dal mio secondo romanzo, L'Erede. Eccolo qua! Sono stata un po' indecisa, perché amo troppo questo romanzo e non riesco mai a scegliere quale parte mi piace di più per condividerla!!! Mi dispiace solo di non poter evitare gli SPOILER! Ogni capitolo ne contiene, purtroppo. State attenti! Se volete leggere Heloth, evitate questo post..

«È permesso?» Una voce sconosciuta echeggiò nella serra.
Rowena si drizzò immediatamente sulla sedia, voltandosi.
Una figura apparve sulla soglia ed entrò, accostandosi la porta alle spalle.
«Perdonate l'intrusione, non volevo spaventarvi» continuò, mentre con l'andatura calma, ma decisa di un serpente si insinuava nella serra e si avvicinava al tavolo.
Rowena non rispose, troppo impegnata ad aguzzare la vista per riconoscere quella persona; finché la porta della serra non fu richiusa non riuscì a distinguerne il viso. Poi lentamente, nella penombra, apparve un uomo, alto, con i capelli chiari, radi e corti e folti baffi ben curati. Non lo conosceva, eppure...
«Spero di non avervi spaventato» disse rivolto a Rowena.
«Eravate nella biblioteca con Darion, se non sbaglio?» rispose lei timidamente.
L'uomo sorrise e le si sedette vicino.
«Dovete essere molto in confidenza, se chiamate sua maestà per nome!»
Rowena si sentì avvampare. Si strinse nelle spalle e abbassò gli occhi.
«Non volevo mettervi in imbarazzo, mia cara, era solo una semplice domanda!» la rassicurò l'uomo. «Permettetemi di presentarmi» si chinò. «Mi chiamo Adam e vengo da Villaggio di Legno, a nord. Sono il nuovo consigliere personale del re». Con decisione, Adam prese la mano di Rowena e le sfiorò il dorso con le labbra.
«Mi chiamo Rowena, signore... Conosco Villaggio di Legno» si rianimò un po' la ragazza. «Ci sono bravi scultori laggiù...»
«I più bei giocattoli di tutta l'Isola!» sorrise Adam tutto orgoglioso. «Così anche voi venite da Dèl?»
«Sì, ma il mio villaggio è piccolo, si trova a ridosso delle montagne, quasi all'estremo confine nord» precisò Rowena. «In realtà, conosco meglio Simor, di Dèl».
Adam piegò un lato della bocca, fissando Rowena. «Immagino» rise sornione. «Avete i colori tipici delle ragazze di montagna» aggiunse, riprendendosi. «La pelle chiara... spruzzata di lentiggini, che danno un tocco di colore alle vostre guance... Per non parlare dei vostri meravigliosi capelli!»
«Siete un acuto osservatore» osservò Rowena con un filo di voce, mentre con una mano si nascondeva velocemente una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
«È il mio mestiere» rispose Adam. «Guardare con attenzione tutto ciò che mi circonda, riconoscere cosa è giusto e cosa è sbagliato, dare giudizi, valutazioni... per il bene del mio signore. E voi, permettetemi di dirlo, siete ancora più bella quando siete in imbarazzo! I vostri occhi brillano...»
«Siete troppo gentile, mio signore...»
«Dico solo la verità, cara. Non è difficile essere attratti da voi. Chiunque resterebbe abbagliato dalla vostra dolcezza. Giovani, meno giovani... re.»
Rowena si limitò a sorridere, perché non sapeva in quale altro modo rispondere.
Adam distolse gli occhi da lei un momento guardandosi intorno e interrompendo la conversazione. Sembrava che si fosse accorto solo in quel momento dove si trovava.
«Che posto è mai questo?» domandò a voce alta, spaziando con lo sguardo sul soffitto, dietro gli archi e le mensole, fino all'armadietto degli intrugli.
«Questa è la serra privata del re» spiegò Rowena.
«Una serra?» Adam la guardò sorpreso.
«Una serra segreta, sì. Dove sono custoditi gli ultimi esemplari di molte piante speciali».
«E della quale voi avete la chiave e libero accesso».
Rowena annuì timidamente.
Adam si guardò intorno ancora, curioso e divertito, finché i suoi occhi si posarono sul largo vaso tondo posato per terra.
«Che accidenti di creatura è quella?» esclamò, indicando il bel fiore blu che si mostrava alla flebile luce delle torce.
«Si chiama Giglio Traditore, è una pianta carnivora» spiegò attentamente Rowena, ricordando le parole di Darion. «Non avvicinatevi troppo, signore, o vi stordirà con il suo profumo!»
Adam si fece più attento. Emise una risatina, come se volesse far capire a Rowena che non credeva alle sue parole.
«State cercando di spaventarmi, forse? Mia cara, chi credete di avere di fronte?» scherzò, fingendo di rimproverarla.
Rowena rispose al sorriso. «Non mi sto prendendo gioco di voi, signore!» si posò una mano sul petto. «Non sentite forse quest'odore pungente? Neanch'io ci ho creduto la prima volta, ma poi mi sono avvicinata troppo e sono svenuta!»
«Davvero? E suppongo che a salvarvi sia intervenuto il nostro amato re...» Adam continuava a ridere complice.
«Per fortuna sì...» sospirò Rowena, riprendendo fiato. «È stato terribile... che sciocca».
Adam si avvicinò al vaso, inginocchiandosi, scrutando quella pianta con particolare interesse.
«Si trova nei petali l'essenza che fa perdere i sensi» continuò Rowena. «Una volta Darion... il re... mi ha raccontato di averne usato uno su un uomo. Lo ha addormentato di proposito per curargli una gamba... Non vi avvicinate troppo, però...»
«Affascinante!» esclamò Adam, tornando a rivolgere tutte le sue attenzioni su Rowena.
«Dunque, mia cara, stavamo dicendo? Ah, sì, re Darion! Non mi avete ancora detto quanto è importante per voi!» tornò a sedersi e con la mano accarezzò la superficie irregolare del tavolo. «Non che io voglia intromettermi, ma sapete... sono fatto così, è più forte di me. Devo conoscere, sapere... informarmi» sorrise deciso. «Naturalmente, non siete tenuta a rispondere se...»
«Non vi preoccupate» lo interruppe Rowena. Sentì che stava arrossendo. «Vi basta se vi dico tanto da sopportare perfino l'oscuro castello di Simor?»
Adam mostrò un largo sorriso di grossi denti bianchi.
«Tanto da rischiare di dargli un figlio illegittimo?» ribatté.
Rowena parve svegliarsi da un bel sogno.
«Eh?»
Quasi vacillò sulla sedia. Era sicura di non conoscere del tutto il significato di quella parola, eppure una volta l'aveva già sentita e non le piaceva. L'aveva pronunciata Maya, parlando di Hander. Maya aveva accolto il piccolo credendo fosse il figlio illegittimo di un nobile, o una persona molto importante; aveva detto di volerlo proteggere, perché la sua vita poteva essere in pericolo. Ma da chi? E perché?
«Ma noi non... lui non...» scosse la testa, balbettò, mentre i suoi occhi roteavano in giro per la stanza, senza riuscire a posarsi su quelli di Adam.
«Perdonate la franchezza, mia cara, è il mio mestiere...» disse il consigliere, tornando mansueto.
«Questo l'avete già detto» rispose Rowena con veemenza. «Spiegatemi perché l'avete detto».
Adam prese tempo. «Volevo capire se vi rendete conto del rischio».
«Che assurdità!» esclamò Rowena. Respirò forte, ricacciando indietro lacrime di rabbia. «Voi non sapete niente di me, di Darion. Nessuno sa niente di noi! Perché mi parlate di rischio? A cosa vi riferite?»
«Mia cara, calmatevi. È evidente che non sapete a cosa andate incontro. Il vostro comportamento potrebbe portarvi guai enormi...»
«E io vi ripeto che voi non sapete niente di noi!» ruggì Rowena.
Adam però non sembrò sorpreso. «Un figlio illegittimo porterebbe scompiglio nel regno» continuò. «Distruggerebbe l'immagine del re, la sua stessa persona.» Sorrise. «Non voglio spaventarvi, né darvi un'immagine sbagliata di me, ma dovete essere messa al corrente di ciò che ogni azione che facciamo oggi, ogni decisione che prendiamo, comporta nel futuro. Vi sto facendo un favore, in realtà. Volete davvero rovinare la vita del vostro amato Darion?».
Rowena si lasciò ricadere contro lo schienale della sedia, come nell'atto di ascoltare il consigliere del re.
«Quale minaccia porterebbe un bambino innocente?» chiese con occhi velati.
«Una minaccia più grande di quello che credete, lasciate che ve lo dica uno che certe cose le conosce bene».
«Io ne so molto più di voi di bambini indesiderati» sussurrò Rowena. «Tuttavia, ancora non ho capito dove volete arrivare con le vostre affermazioni».
«Un figlio illegittimo metterebbe in cattiva luce l'immagine del re. Un figlio illegittimo vi dividerebbe per sempre. Un figlio illegittimo porterebbe scompiglio nel regno, vi ripeto» sentenziò Adam solennemente. «Preferireste scappare? Fuggire per sempre dal vostro amato Darion? Vivere per sempre nascosta, temendo ogni giorno per la vostra vita e per quella di vostro figlio?»
«E perché mai sarei costretta a fuggire?» Rowena si era incurvata, sotto il peso delle parole di Adam.
«Perché un figlio illegittimo è una vergogna per un re.» Adam cambiò il tono. «Mia dolce fanciulla, sono qui per aiutarvi. Pensateci bene, non è meglio separarsi felicemente, mantenendo per sempre un bel ricordo della persona amata?»
«Vi piace molto la parola figlio illegittimo, vero?» sorrise amaramente Rowena.
«Per niente, a dire la verità».
Calò il silenzio, nel quale Rowena si fermò a fissare quell'uomo che all'improvviso, le aveva sbattuto in faccia una terribile verità, al quale lei non aveva mai pensato; sapeva che sarebbe stato difficile stare accanto a Darion, ma non così. Non fino ad essere un ostacolo nella sua vita di re. Non fino a mettere a rischio la vita di un innocente. E tutti quei problemi si sarebbero presentati lo stesso se Darion l'avesse sposata? Ci pensò, ma preferì non chiederlo ad Adam.
«Siete strani, voi nobili» riprese, infine. «Avete tutto. Vi vantate di essere migliori della gente comune, dei poveri, come me. Siete sempre puliti, ben vestiti, sapete usare le parole, usate buone maniere, siete istruiti. Ma poi, chissà perché, avete paura di creature indifese! Siete capaci di farvi rubare il sonno da un lattante, fino a pensare di doverlo eliminare!»
«Se conosceste le antiche leggi, perdereste il sonno anche voi!» esclamò Adam. «Un bastardo che si presenta a corte, rivendicando il trono, a scapito di giovani rampolli purosangue, non è una cosa abbastanza grave per voi? Scoppiano rivolte, in questi casi. Perfino guerre!»
«Se mai avessi un figlio, non permetterei mai che facesse una cosa del genere» provò a rispondere Rowena.
«Quando sarà abbastanza grande non potrete impedirgli di fare le sue scelte. E non potete sapere che figlio sarà. Benché noi tutti lo amiamo, sappiamo bene quale sangue scorre nelle vene del nostro re!»
Rowena sbatté una mano sul tavolo, come a voler zittire all'istante il consigliere. Non voleva entrare a parlare anche di Kener, la conversazione aveva già preso una brutta piega senza di lui.
«Dunque, mi state invitando ad andarmene?» domandò con un filo di voce. Intanto, mille domande invadevano la sua mente, come vespe inferocite. Ma una prevaleva sempre su tutte: Darion era al corrente di tutto questo? E questo era forse il motivo per cui sempre più spesso la teneva lontano da sé?
Adam alzò entrambe le mani. «Lungi da me un tale pensiero! Io sono un umile consigliere, pertanto sono tenuto a dare consigli. Gli ordini qui li da solo il re! Io non vi dirò mai di andarvene. Vi ho fatto solo ragionare. Voi deciderete, secondo coscienza».
«Sì, ho capito.» Rowena si alzò faticosamente. «Se volete scusarmi...»
Adam le fece un cordiale cenno con la testa, continuando a stare seduto con le gambe incrociate.
Rowena indossò il mantello e fece per uscire. Quando fu sulla porta si fermò.
«Se io me ne vado, chi gli darà dei figli legittimi?» chiese mestamente.
Adam alzò le spalle. «La persona giusta, mia cara. Quella che comincerà a cercare quando non dovrà più pensare a voi. Datemi retta, non siate egoista. Salvatelo, se davvero gli volete bene».

estratto non ancora editato. L'Erede @LucyEmme

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