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giovedì 15 ottobre 2015

Ce la possiamo fare...

Buon pomeriggio e ben ritrovati!
Sono passati la bellezza di... otto mesi dal mio ultimo post e lo so che non è un granché come saluto.
Ma non me ne vogliate, la storia del blog aggiornato in modo discontinuo, con la owner che si scusa ogni volta promettendo di non farlo più e di impegnarsi ad aggiornare più spesso l'abbiamo già sentita; io stessa ho usato diverse volte questa tattica e no, non la userò ancora. Non starò qui a menare con le solite promesse, non vi prometto un bel niente! :D Questo perché non posso più fare progetti, neanche a breve termine (già, neanche un banalissimo "ora vado cinque minuti al bagno"), perché lo so che tanto poi non riesco a portarli avanti.
E insomma, lo scorso 27 aprile, dopo un travaglio di solo un'ora, è nato Sebastiano. Sono diventata mamma per la seconda volta, e se un figlio ti cambia la vita, due te la stravolgono nel vero senso della parola! Magari di lui vi parlerò in un post a parte, ma sappiate che è un uomo e in quanto tale, rompe. Rompe quando ha fame, rompe quando ha mangiato, rompe quando ha sonno e dopo dieci minuti che si è svegliato. Rompe perché non vuole stare nel seggiolone, perché non gli piacciono i cartoni e quando vuole uscire. Sua sorella non era così; noi donne siamo diverse, ci adattiamo. Ricordo che lei non la sentivo per ore e infatti con lei, se non ricordo male, ho concluso, editato e pubblicato un libro. Con lui è tutto un altro paio di maniche, ma ci stiamo lavorando.
Sì beh, capitemi, sono in difficoltà. Non è semplice concentrarsi e creare, quando in testa si hanno solo sigle di cartoni animati e ninne nanne; per fortuna dormo. Dovrei accendere un cero solo per questo.
Nonostante questo, oggi non voglio salutarvi così. Qualche novità per quanto riguarda la "nuova veste" di Heloth c'è. Non posso dire niente per ora, ma tra non molto saprete... diciamo verso Natale... ;)
Inutile dire che sono felicissima ed emozionatissima per questo e spero di condividere la mia gioia con molti di voi.
Come alcuni di voi sanno, non sono solo latitante su questo blog. Mi trovate infatti sempre molto attiva su vari social e a me fa sempre piacere incontrare persone interessate a seguirmi e soprattutto ad interagire, perciò se volete, fatevi avanti.
Per oggi è davvero tutto, a risentirci appena potrò.
Bye!

venerdì 7 novembre 2014

Sono tornata?

...Boh! Chi lo sa, mistero della fede.
Beh, rieccomi di nuovo qua, davanti ad un vero computer, con una connessione che funziona come fosse sulle montagne russe. Ma ci sono, è questo che conta.
Il mio ultimo post risale allo scorso Luglio e da allora due o tre cosine posso raccontarvele, sì.
La nuova casa è quasi a posto, abbiamo detto ciao ciao alla città e siamo tornati nel mio paesello di campagna!!!
Manca qualche luce qua e là, ma i mobili ci sono tutti, da riempire, ma lo faremo pian piano.
Ciò che conta di più in realtà è che ci sono le persone. Siamo noi tre, finalmente insieme, dopo un anno passato tra privazioni, sacrifici e soprattutto separati. E non solo! Non siamo proprio tre... diciamo che siamo tre e mezzo... Vabbé, avete capito, sono molto incinta! Questo è il motivo principale della mia latitanza nell'ultimo periodo... d'accordo, ovvio che sono felicissima, preoccupatissima e già stanchissima! Purtroppo non sto molto bene e sono stata davvero malissimo i primi tre mesi; le mie giornate le passo per la maggior parte ferma a letto; ho pochissima concentrazione, che non mi permette di leggere quanto vorrei, né soprattutto di scrivere (lo sapevate che durante la gravidanza si abbassa il QI e il cervello riduce le sue prestazioni?). Purtroppo la scrittura de L'Erede è un attimo ferma, proprio a causa di questo, ma ci penso sempre e vorrei andare un po' avanti prima che il bimbo nasca.
Nel frattempo continuo a collaborare con Evelyn, la ragazza che ha disegnato la cover di Heloth, per il booktrailer e spero entro Natale di presentarvelo.
Insomma, in realtà non sono del tutto ferma, faccio ciò che posso, quando ce la faccio... quindi anche voi non mi abbandonate, eh?
E' tutto, per ora.

Lucia

martedì 1 aprile 2014

Terra Ignota: il fantasy italiano non è mai stato così bello.



Buona sera a tutti cari aficionados di questo blog!
È un po' che non mi si vede da queste parti, eh? Sono stata un po' in giro per vari mondi in quest'ultimo periodo, il resto è stato, come sempre, dedicato alla vita reale, sempre a darsi da fare  affinché le cose continuino ad andare avanti così e, se possibile, anche meglio... piccole soddisfazioni personali e familiari, piccoli pezzettini del grande puzzle della mia esistenza.
La scrittura va un po' su e giù, come sulle montagne russe, ma prosegue, senza fretta.
Chi mi segue qui sul blog, o mi sopporta nel simpatico mondo di Twitter, avrà “annusato” che oggi sono qui per fare una cosa diversa dal solito. Esatto. Vi recensisco un libro, o almeno ci provo.
Non ho mai recensito un libro in vita mia, al massimo ho fatto qualche commento (il tempo è già poco per scrivere), ma questa volta merita, ve lo assicuro e siccome in questi giorni non faccio altro che leggere commenti emozionati ed entusiasti sulle ultime uscite d'oltre oceano, mi sembrerebbe giusto che si apprezzasse anche quello che c'è in Italia, che in questo caso è tanta bella roba.

VELOCE SCHEDA RIASSUNTIVA:
Titolo: Terra Ignota- il risveglio
Autore: Vanni Santoni
Formato: Cartaceo e ebook
Editore: Mondadori
Prezzo ebook: 9,99

LA STORIA:
Ailis è solo una ragazzina di dodici anni quando il suo villaggio viene attaccato e dato alle fiamme- durante una notte di festeggiamenti- da un gruppo di cavalieri sconosciuti. Lei e pochi altri si salvano per miracolo, ma la sua migliore amica, la dolce Vevisa viene fatta prigioniera e portata via.
Nella mente solo le tre lepri e il cerchio d'acciaio dello stemma dei cavalieri e il volto spietato del loro comandante, nel cuore due desideri: la vendetta su coloro che le hanno portato via tutto e ritrovare Vevisa.
Ailis parte così, spaventata, ma risoluta, verso un lungo viaggio che la condurrà (e vi condurrà) non solo a scoprire nuove terre e straordinarie città, luoghi incantati e maledetti, ma soprattutto a conoscere la vera se stessa, attraverso varie sofferenze, lotte per la sopravvivenza, nuove amicizie e amore.
Non ricordo dove ho sentito parlare la prima volta di questo romanzo, ma quando l'ho trovato in libreria ho dato un'occhiata alla trama, ho scorso alcune pagine e subito ho desiderato leggerlo; l'avevo già detto dall'inizio e, letto in una settimana confermo: questo libro più che una recensione, meriterebbe per genere, trama e stile, una dichiarazione d'amore. Merita due volte qualunque aggettivo positivo gli si voglia attribuire. Prima di tutto perché Vanni Santoni è toscano come me e ha portato il fantasy (che notoriamente è un genere su cui, qui in Italia, ci sono ancora troppi pregiudizi, sia da parte di lettori che di autori) a livelli che mai avevo letto prima.
Terra Ignota è una bella lezione di stile, per chi legge... e anche per chi scrive: semplice e complesso allo stesso tempo, curato e preciso, intelligente, mai scontato, crudo quanto basta, originale, avvincente e un po' tenero.
Si comincia subito dal prologo, che ci riporta all'archetipo della nascita del mito.  L'ho letto due volte, molto colpita. Le parole scorrono così fluide che più che leggerlo, verrebbe voglia di cantarlo! E così è stato per altri punti della storia, specialmente durante le descrizioni di alcuni combattimenti.
È un vero fantasy, con tutte le sue più belle caratteristiche e sfumature, ma ha un'anima tutta sua; non ci sono lupi mannari, vampiri, né verginelle che si innamorano di angeli caduti. Non ci sono neanche adolescenti disadattati con poteri soprannaturali e per fortuna, neanche scuole speciali per quest'ultimi, che ormai pullulano nelle librerie e a me personalmente fanno un po' tristezza.
Ailis, la protagonista, tanto verginella non è. Certo, è una bambina di dodici anni, mani piccole, lentiggini, capelli e temperamento da maschiaccio; ha una forza smisurata, è una lottatrice nata che vi stupirà. E così molti altri personaggi, ben costruiti nell'aspetto e nel carattere, personalità ben delineate... vi divertirete a scoprirli. Non mi voglio sbilanciare troppo però, per non rovinarvi la lettura.
Non meno importante la geografia, le descrizioni dei luoghi, delle città, delle battaglie, dove sembra davvero di essere lì presenti, di vedere la maestosità delle costruzioni, di percepire l'odore del sangue e di provare il dolore; e ancora l'aspetto magico, la fantasia con cui sono elencate e descritte le creature fantastiche, la scelta dei nomi, fino ad arrivare alle minuzie, i nomi delle piante, dei luoghi, le rune e tante altre piccole cose che passano veloci nella lettura di un romanzo, ma che in Terra Ignota ti rimangono in mente, tanto sono curate con abilità.
Infine, piccola osservazione sull'infinità di omaggi nascosti minuziosamente e con talento qua e là nel romanzo. Vanni Santoni ha nominato qualcuno nella nota finale, il mio pensiero è caduto su autori famosi e personalità del passato, durante la lettura. O forse chissà, è stato solo un caso, una pura sensazione soggettiva... fatto sta che anche in questo caso sono rimasta colpita in modo più che positivo.
Per concludere, che altro vi posso dire? Leggetelo, non potrà non piacervi. E a me, un po' triste e smarrita alla fine del libro e di questo post, rimangono due desideri:
*Avere la versione cartacea autografata
*Sapere quando uscirà il seguito
^_^

A presto e ovviamente buona lettura!

mercoledì 3 luglio 2013

Tutto cominciò con il misterioso Jeff Whitman...

No, non tutto, in realtà.
L'idea per il mio romanzo attuale l'ho avuta nel 1997, ma ho iniziato a scrivere solo nel 1998, un'altra favola, la prima, appunto.
Quindi facciamo un salto temporale e andiamo per ordine.
Succede che durante le vacanze di Natale mi decido a scrivere questa storia che avevo in mente da un po'; non come avevo fatto fino a quel momento, cioè disegnando la storia a fumetti. Presi un quaderno e cominciai a scrivere, a descrivere un fatto, dei personaggi, a snocciolare i loro dialoghi. E mi sentii subito bene.
Niente, la storia in sé non era niente di particolare, riflettendoci a distanza di anni. Cento pagine appena. Una storia familiare, con un risvolto inaspettato e molto fantasy, come sempre nei miei racconti; c'erano appena quattro personaggi: Liza, la protagonista diciassettenne, suo fratello maggiore e il loro tormentato padre; poi c'era Jeff Whitman, quello del titolo (stendiamo un velo pietoso sui nomi, ok? Trovare nomi è una cosa che ODIO, non ho nessuna fantasia a riguardo!), un uomo misterioso, con un bel po' di segreti.
Insomma, piano piano scopro che scrivere mi fa stare bene, non mi pesa affatto, mi diverte. Scrivo soprattutto in treno, nei tragitti scuola- casa (scrivo anche a scuola, ma questo rimanga tra noi!) e va a finire che porto a termine la storia; come un fulmine la batto al computer e -vergognandomi come una ladra- la stampo in A5 e la porto in copisteria a rilegare.
Dopo averlo fatto leggere a mia sorella, provo con qualche amica e tutte si lanciano in elogi sulla storia e lo stile. E' a questo punto che mi convinco a tentare un altro passo: inviarlo ad un concorso.
Ne trovo uno di una casa editrice abbastanza famosa che, periodicamente, seleziona opere. Lo invio e amen. Tanto non vinco. Chissà quante risate si faranno.
E invece, dopo qualche mese mi arriva una busta, una busta grande, con il simbolo della casa editrice.
Avete presente il film Billy Elliot, quando lui apre la lettera con la risposta della scuola di ballo? Ecco, è andata più o meno in quel modo. Solo che non c'era nessuno fuori dalla stanza ad aspettare e questo è stato il problema.
La lettera spiegava che il mio romanzo era stato scelto per la pubblicazione, MA -altra faccia della medaglia- dovevo contribuire alle spese della pubblicazione. In pratica, loro si tutelano per non rimetterci, è sempre così che va. Chiedevano qualcosa come 2000 euro. Potete immaginare la risposta dei miei: MWAHAHAHA!!! O qualcosa del genere... Immaginatevi una ragazza di 18 anni, con la scuola da finire, che chiede 2000 euro per pubblicare un libro. Beh, io li avrei investiti, avessi potuto, ma niente. Quella busta finì in un cassetto ed è ancora lì. La tengo come ricordo. Per fortuna non me la presi troppo, forse non ci credevo troppo neanch'io, forse non avevo il cervello per considerarlo più di un gioco.
Bene, questa è la cronaca del primo approccio al mondo della scrittura. La storia del primo treno perso.
I prossimi post saranno finalmente tutti dedicati al mio magico mondo e ai miei amatissimi personaggi, perciò seguitemi!

PS: Contattatemi pure per domande, o solo per chiacchierare un po'. Risponderò a tutti! :)