venerdì 2 agosto 2013

La storia della Storia


Come già saprete, da alcuni giorni ho pubblicato il mio primo libro (la prima parte) e ora è arrivato il momento di un post che desideravo scrivere da tanto tempo: questa volta vi parlerò più nel dettaglio di come è nata la storia; in seguito scriverò anche dei singoli post dedicati solo ai personaggi. Il tutto, cercando sempre di non spoilerare troppo qua e là. Siete avvisati!!

L'idea per "Heloth tra il cielo e la terra" l'ho avuta molti anni fa. Una vita fa, se ci penso. Era l'estate del 1997, avevo appena 16 anni e come un'adolescente che si rispetti, mi perdevo in sogni e fantasie, del tutto normali per l'età...

In realtà non stavo pensando affatto ad inventare una storia, quel giorno. Tantomeno scriverla. Tutto è cominciato per caso, durante le vacanze estive, osservando un panorama in particolare e perdendomi nella bellezza e nelle caratteristiche di quest'ultimo. Mi piaceva osservare quel posto (il suo nome resterà un segreto!) nei vari momenti della giornata e come cambiava nei colori, con la luce del sole. Da qui è nata subito l'idea della "città che appare e scompare". 

Questo pensiero è rimasto sopito alcuni anni, ripresentandosi solo tutte le volte che rivedevo con i miei occhi quel preciso luogo. Nel frattempo ho scritto un altro libro, ma questa storia, se avete seguito il blog, la sapete già (non la sapete? Andate a leggervi i post precedenti!). Finché un giorno, non mi sono trovata davanti una faccia di un'ispirazione unica. Ho trovato uno dei miei personaggi. Uno importante, che però conoscerete nella seconda parte, quindi non posso rivelarvi molto, per ora. Sta di fatto che era un ragazzo, una persona di cui non ho mai saputo il nome, né l'età, né altro. Non ci siamo mai rivolti parola, né scambiati uno sguardo, ma era lui, era il MIO personaggio ed era perfetto!!! E' stato divertente descriverlo, non sono nelle caratteristiche fisiche, ma anche nelle movenze e negli atteggiamenti.
Gli eventi hanno cominciato a mettersi in moto. Non ho mai buttato giù niente di scritto, mi tenevo tutto in testa. Qualche volta ci pensavo, qualche volta la abbandonavo del tutto. Piano piano hanno cominciato a delinearsi le figure e le personalità degli altri protagonisti; venivano fuori degli episodi e la storia prendeva corpo. Ma continuavo a non prendere appunti, a non farne parola. Cominciavo a tenerci troppo e la delusione avuta dalla prima storia non poteva ripetersi, perché ciò che avevo in mente era un bel progetto, lungo e importante.

Tutto questo fino al 2005. Con l'aiuto dell'immaginazione ho ideato 3/4 della storia, Dedicandoci tempo, specialmente di notte, come soluzione contro l'insonnia...! Poi sono sopraggiunti i dialoghi, uno dopo l'altro, ma la paura di scrivere dieci pagine e buttare tutto c'era ancora. Non so nemmeno io come ho fatto a tenere a mente tutto per così tanto tempo!
Arriviamo al 2009: il materiale era davvero tantissimo, ormai i personaggi quasi protestavano per prendere vita e io ancora non mi decidevo. Siccome a Giugno dovevo sposarmi, mi sono data un limite. Mi sono detta "Ok. Mi dedico al matrimonio, poi comincio a scrivere". E così è stato. 
Non vi dico che liberazione! Un po' come andare in bagno dopo molto tempo...!!! :) Mi ricordo ancora la paura e l'eccitazione, quando ho rinnovato un microscopico blocchetto per gli appunti e ho iniziato a buttare giù la lista dei personaggi!!
Ad Agosto dello stesso anno ho scritto il prologo, quasi tutto in una volta. Me lo ricordo ancora: ero all'ombra dell'Abbazia di San Galgano...

Per 4 anni, questa storia mi ha tenuto compagnia. A volte è stato difficile scrivere, non sempre ci sono state le condizioni adatte. Altre volte è stato divertente, spesso emozionante. Il solo pensiero di mettermi tranquilla e aprire il quaderno, mi dava le stesse emozioni di un primo appuntamento, non so se mi spiego. 
A Natale dell'anno scorso, dopo aver riempito 6 quaderni, ho scritto la parola fine. Poi è venuto il momento di battere tutto al computer, correggere, revisionare, dare un po' più di spessore a qualche personaggio (ho fatto del mio meglio, almeno).
Mi ci è voluto tanto a scrivere il mio romanzo, è vero... forse qualche volta ho giocato un po' troppo a Mahjong, invece di dare tempo alla scrittura; considerate anche che in questo periodo sono diventata mamma, ed è difficile immaginare la fatica di far coincidere tutto e trovare momenti (di silenzio assoluto) solo per me e per la mia storia.
Ma una cosa dopo questa esperienza l'ho capita: scrivere mi piace. Che mi riesca poco, o tanto, che lo faccia bene, o male, non posso farne a meno. E se qualche volta mi sono commossa rileggendo alcuni capitoli, spero non sia stata solo una depressione post partum ritardataria... mi auguro di essere riuscita a trasmettere qualcosa! Questo, certo, dovrete dirmelo voi!!

Buon weekend, al prossimo post!













domenica 28 luglio 2013

Annunciazione! Annunciazione! Libro e qualche altra postilla...


Bene, sappiate che non è tanto facile scrivere questo post.
L'emozione è a mille e un sacco di dubbi e di paure mi assillano.
MA, una prima tappa molto impegnativa si è conclusa e finalmente da oggi, il mio libro
-Heloth tra il cielo e la terra-
è disponibile per tutti voi!
Sono felicissima di questo traguardo. Sono strafelice di poterne parlare. Ancora di più sono felice di poter tornare per un po' ad una vita quasi normale. Per un po'... perché il lavoro non è finito.
Prima cosa - e questa è una precisazione doverosa-  il libro è stato diviso in due. Ci ho pensato parecchio, valutando quale potesse essere la scelta migliore e alla fine ha vinto l'opzione "spaccatura". Ho pubblicato solo la prima parte NON AUTOCONCLUSIVA. E' importante che lo sappiate, perché non voglio assolutamente indispettire chi vorrà leggere la mia favola.
La decisione è stata presa per una questione di scaramanzia e di tempo.
Autopubblicarmi, rendere questa storia, che è una parte di me, disponibile al giudizio di chiunque è stata una bella sfida, perciò mi sono detta di fare un tentativo: pubblicare la prima parte e vedere come va. Naturalmente la pubblicazione della seconda parte non dipenderà assolutamente da quanti e quali giudizi pioveranno su questo lavoro, avverrà comunque e in seguito, che decida di fare delle copie cartacee o no, riunirò tutto il romanzo in un unico libro. Dividerlo in due parti, quindi, sarà solo per un periodo di tempo.
Parliamo anche del tempo. Chi di voi mi segue su Twitter sa che sono una mamma e che vivo spostandomi ogni settimana da Firenze, dove vivo, al mio paese in campagna, dove presto ci trasferiremo... ecco, a causa di tutti questi impegni (e del tempo che ho impiegato a fare l'ebook da autodidatta!), avevo paura che il mio progetto cominciasse a "puzzare"... sono 4 anni che mi ci dedico, ho finito di scriverlo l'anno scorso e ci sono persone che aspettano di leggerlo da un bel po'
Ora finalmente ci siamo!
Altre due cosine abbastanza importanti sono che:
1) conto di pubblicare la seconda parte entro un mese, quindi se dovesse piacervi, non dovrete aspettare troppo per il seguito.
2) Sto già buttando giù lo schema per il secondo libro!

L'ebook lo trovate qui, naturalmente.
Se avete delle domande, critiche (costruttive s'intende), o solo volete scrivermi, rispondo a tutti!
Contattatemi per email su ariivahine81@gmail.com
Oppure aggiungetemi su Twitter Elle_Emme81

giovedì 11 luglio 2013

La Copertina!!

.. E non sto parlando di quella di Linus.
Niente, è tardi e sono molto emozionata. Il lavoro sull'ebook sta andando avanti, più o meno bene, ma cominciamo a vederne la fine. Manca poco, gente. Manca davvero poco.
Oggi, finalmente, ho due belle novità: il titolo e la copertina.
Bene. Il titolo del mio romanzo è:

- Heloth Tra il Cielo e la Terra -

Cominciate ad immaginarvi qualcosa? No? Non importa. Della storia ne parleremo più avanti. 
Comunque questo titolo mi piace. E' venuto così, come molte parti della storia stessa. Mi piace. Mi sembra originale. Speriamo.

E poi, ecco qua, come già detto, la copertina dell'ebook:



In realtà è il mio primo ed unico tentativo, fatto peraltro con le istruzioni della pagina Kindle di Amazon. Avrei dovuto chiamarlo primo abbozzo di copertina e magari neanche farvelo vedere, ma che ci crediate o no, sono abbastanza soddisfatta e ora vi spiego perché.
Non volevo una cosa troppo caricata, troppo professionale. E' semplice, essenziale. E sinceramente, a me preme molto di più il contenuto, della copertina stessa!!
Ma c'è un'altra cosa che mi rende soddisfatta di questa. Il disegno l'ho fatto io. Pausa.
Va bene, va bene, potrebbero saltare all'occhio degli errori nella realizzazione, le pieghe della gonna, la tenda, le proporzioni... Quando ci ho provato, l'ho fatta di getto. Era una vita che non disegnavo. Quello che è uscito per me è già tanto. Ed è proprio ciò che avevo in mente. Sono contenta, tutto ciò che si vede proviene e appartiene a me.
Il disegno in sé, rappresenta una ragazza, stupita e incerta, di fronte ad una porta (sì, in realtà è una porta, non una finestra. Nel disegno se ne vede solo metà) aperta, spalancata, dalla quale filtrano luce e vento. E' una scena molto importante nella storia, diciamo una scena che si ripeterà più volte.
Attenzione! Potreste farvi delle idee, ma non è come pensate! A volte anch'io riesco a non essere banale... :)
Per oggi è tutto, spero ci risentiremo presto.
Spero per allora di avere altre grandi novità! Baci.


mercoledì 3 luglio 2013

Tutto cominciò con il misterioso Jeff Whitman...

No, non tutto, in realtà.
L'idea per il mio romanzo attuale l'ho avuta nel 1997, ma ho iniziato a scrivere solo nel 1998, un'altra favola, la prima, appunto.
Quindi facciamo un salto temporale e andiamo per ordine.
Succede che durante le vacanze di Natale mi decido a scrivere questa storia che avevo in mente da un po'; non come avevo fatto fino a quel momento, cioè disegnando la storia a fumetti. Presi un quaderno e cominciai a scrivere, a descrivere un fatto, dei personaggi, a snocciolare i loro dialoghi. E mi sentii subito bene.
Niente, la storia in sé non era niente di particolare, riflettendoci a distanza di anni. Cento pagine appena. Una storia familiare, con un risvolto inaspettato e molto fantasy, come sempre nei miei racconti; c'erano appena quattro personaggi: Liza, la protagonista diciassettenne, suo fratello maggiore e il loro tormentato padre; poi c'era Jeff Whitman, quello del titolo (stendiamo un velo pietoso sui nomi, ok? Trovare nomi è una cosa che ODIO, non ho nessuna fantasia a riguardo!), un uomo misterioso, con un bel po' di segreti.
Insomma, piano piano scopro che scrivere mi fa stare bene, non mi pesa affatto, mi diverte. Scrivo soprattutto in treno, nei tragitti scuola- casa (scrivo anche a scuola, ma questo rimanga tra noi!) e va a finire che porto a termine la storia; come un fulmine la batto al computer e -vergognandomi come una ladra- la stampo in A5 e la porto in copisteria a rilegare.
Dopo averlo fatto leggere a mia sorella, provo con qualche amica e tutte si lanciano in elogi sulla storia e lo stile. E' a questo punto che mi convinco a tentare un altro passo: inviarlo ad un concorso.
Ne trovo uno di una casa editrice abbastanza famosa che, periodicamente, seleziona opere. Lo invio e amen. Tanto non vinco. Chissà quante risate si faranno.
E invece, dopo qualche mese mi arriva una busta, una busta grande, con il simbolo della casa editrice.
Avete presente il film Billy Elliot, quando lui apre la lettera con la risposta della scuola di ballo? Ecco, è andata più o meno in quel modo. Solo che non c'era nessuno fuori dalla stanza ad aspettare e questo è stato il problema.
La lettera spiegava che il mio romanzo era stato scelto per la pubblicazione, MA -altra faccia della medaglia- dovevo contribuire alle spese della pubblicazione. In pratica, loro si tutelano per non rimetterci, è sempre così che va. Chiedevano qualcosa come 2000 euro. Potete immaginare la risposta dei miei: MWAHAHAHA!!! O qualcosa del genere... Immaginatevi una ragazza di 18 anni, con la scuola da finire, che chiede 2000 euro per pubblicare un libro. Beh, io li avrei investiti, avessi potuto, ma niente. Quella busta finì in un cassetto ed è ancora lì. La tengo come ricordo. Per fortuna non me la presi troppo, forse non ci credevo troppo neanch'io, forse non avevo il cervello per considerarlo più di un gioco.
Bene, questa è la cronaca del primo approccio al mondo della scrittura. La storia del primo treno perso.
I prossimi post saranno finalmente tutti dedicati al mio magico mondo e ai miei amatissimi personaggi, perciò seguitemi!

PS: Contattatemi pure per domande, o solo per chiacchierare un po'. Risponderò a tutti! :)


domenica 30 giugno 2013

Io e le mie storie.

Riprendo un po' di informazioni su di me che avevo usato nel profilo personale, per raccontarvi come è nato il mio approccio alla creatività, alle storie, fino ad arrivare alla scrittura.
Inventare storie ha sempre fatto parte di me. Credo di aver cominciato già prima di andare a scuola, quando mi nascondevo in camera e insieme alle mie bambole e ai miei pupazzi, accendevo il registratore e mi lanciavo in monologhi poco sensati, intervallati da lunghe pause di silenzio e interruzioni tipo "eeeeeeeeeee...", "mmmmmmh...", eccetera (a 4-5 anni che si pretende?).
Questo bisogno di svagarmi è continuato anche negli anni delle elementari. Non è mai stato necessario per me avere tanti amici intorno, mi bastavano le Barbie, le costruzioni, i pony e qualunque altro giocattolo. Il mio concetto di gioco andava oltre il vestire le bambole, preparare il thé, o mettere in fila i pupazzetti: io mi inventavo un protagonista, un cattivo e una bella avventura in mezzo e così era felice e soddisfatta!
Alle elementari ho anche scritto la mia prima raccolta di favole: un quaderno di storie a fumetti (disegnate da me). Ogni storia era lunga tre pagine e in ogni storia il protagonista era un animaletto della fattoria, o del bosco.  La maestra era entusiasta e qualche compagna un po' gelosa! :P Quel quaderno ce l'ho ancora e lo custodisco a costo della vita.
Poi c'è stato il periodo delle storie disegnate a penna, sempre sotto forma di fumetti. La maggior parte di esse si interrompeva miseramente dopo qualche mese, ma non importa. Erano comunque dei tentativi e soprattutto "valvole di sfogo". Non mi ricordo bene di cosa parlassero, ma credo fossero tutte più o meno storie di ragazzine nella loro vita di tutti i giorni. Sarà per quello, forse, che nessuna di quelle storie ha mai visto la parola fine... :/
Insomma, il bisogno di inventare storie cresce con me e si modifica negli anni, fino ad arrivare alla scoperta di quella necessità, più comunemente chiamata scrittura.
Il prossimo post sarà dedicato al mio primo romanzo e a quel treno irrimediabilmente perso...