mercoledì 23 luglio 2014

Un anno di Heloth

Ci siamo signore e signori! È già passato un anno da quando ho pubblicato "Heloth tra il Cielo e la Terra"! Un anno dalla decisione di prendere il mio bambino e darlo in pasto al web...
Non sono qui per tirare le somme, o per fare bilanci di questi dodici mesi. Sono qui solo per ricordare, con un po' di emozione e nostalgia quei momenti; a voi non ve ne fregherà niente, ma a me sì. Nessuno può immaginare  quante incertezze prima di decidere quale fosse il passo più giusto da fare. Perché auto pubblicarsi è un po' ghettizzarsi. Dai, diciamo la verità, ora lo posso fare anch'io: siamo guardati storto dagli intellettuali, da chi ha la sua bella casina editrice e da chi si proclama lettore accanito, quando poi apre solo quei due- tre generi dei soliti due- tre autori.
Ma non sono qui per parlare di questo.
Voglio ricordare con voi l'estate scorsa, passata quasi interamente al caldo torrido di Firenze, lontano da mia figlia, a chiedermi se fossi una brava mamma, o una cretina, che lasciava una bambina di due anni con i nonni per fare l'editing di un romanzo che probabilmente non avrebbe mai letto nessuno. Vorrei che provaste ad immaginare le mie notti davanti al computer, su quella sedia che diventava ogni ora più scomoda, trasformandosi in uno strumento di tortura; le zanzare che mi assillavano, mentre io mi scervellavo con quel programma per trasformare un file doc in un file mobi. Sembrano cazzate, ma ho creduto di impazzire, di diventare isterica, di non farcela ad un passo dalla fine. C'era sempre un problema, un ostacolo che mi faceva dire "via, basta, non si può fare". E la mattina dopo si risolveva tutto e potevo smettere di frignare e andare avanti.
E chi te l'ha fatto fare, direte voi? Nessuno, se non la passione per quello che ho fatto e che faccio. Non è un lavoro, né probabilmente qualcosa che andrà oltre questa stanza, o quel social network. È quello che provo io quando scrivo che conta. Ciò che mi dà il comunicare con la scrittura, a me che non riesco a mettere insieme un periodo a voce, che mi emoziono e tiro fuori un sacco di stronzate e sembro deficiente, già solo se devo presentarmi; che vado in crisi al solo pensiero di più di due facce che mi guardano mentre parlo.
È com mi sento quando scrivo che dà sapore e fa sopportare la fatica, il sonno, la noia, il blocco ...
"Sono elettricità" diceva Billy Elliot. Per me è lo stesso quando mi perdo nelle mie storie e nei miei mondi... e tutto sommato, non credo di essere egoista, o infantile. Perciò ecco, sono felice di aver condiviso con voi la storia di Rowena, il mondo di Heloth, tutta questa mia piccola storia. E soddisfatta delle decisioni prese; oltretutto mi ritengo fortunata, perché le cose sono andate oltre le mie aspettative. Ho dato, ma ho anche ricevuto e ho imparato tanto.
Per questo vado avanti, senza fretta. Le cose buone e belle vanno godute. Io mi accomodo, se volete seguirmi...

martedì 6 maggio 2014

AAA Cercasi compagno di viaggio e altri aggiornamenti


Buongiorno!
Trovo necessario farmi vedere ogni tanto su questo blog, giusto per non passare da superficiale perditempo nonché procrastinatrice doc. Insomma, lo sappiamo tutti che aprire un proprio angolino è sempre entusiasmante... il bello viene quando tale angolo deve essere mantenuto, un minimo, seriamente.
Comincio subito col chiedervi come avete passato queste vacanze pasquali e il lungo ponte. Spero meglio di me. Avevo qualche progettino in merito: dedicarmi alla casa, fare un po' la mogliettina, godermi qualche gita fuori porta con la famiglia, torturare i miei fioricini... e poi riposarmi dalla scrittura, ma allo stesso tempo, coltivare e rivedere alcuni paragrafi e punti più rognosi della storia.
Niente di tutto questo è accaduto.
Mi sono ammalata, cioè ho avuto praticamente di tutto, a cominciare dagli atroci mal di testa che mi affliggono di tanto in tanto in questo periodo dell'anno e che mi hanno fatto temere di perdere per la strada il senno e qualche buona idea, fino alla febbre a 39, per cui potevo solo stare a letto e bere i thè bollenti e mai zuccherati che solo gli uomini sanno preparare.
Nei momenti di lucidità ho aperto un po' il mio Kindle, curiosando con qualche estratto inedito, ma ve lo dico sinceramente, avrei fatto meglio ad evitare. Mi sono imbattuta in cose che mi hanno buttato un po' nello sconforto per come certi autori inediti presentano i loro lavori, ma non entro nello specifico, perché sono ancora provata.
Ho letto anche qualcosa di buono, grazie a Dio. Un altro romanzo della mia amata Sophie Kinsella e ho iniziato un altro classico di quelli che mi mancano, La Freccia Nera.
E voi, avete letto qualcosa di bello? No, in realtà voglio solo sapere se avete letto Heloth tra il Cielo e la Terra, ihihihih! :) Mi piacerebbe davvero avere qualche commento e qualche feedback in più, ma sembra che i miei lettori siano un po' stitici... Beh, nonostante questo ringrazio infinitamente e di cuore chi lo ha acquistato, chi lo ha letto, chi lo sta leggendo e anche chi si è dimostrato curioso di leggerlo. Non avrò mai le parole giuste per esprimervi la mia felicità.
Chiusa parentesi e parliamo del mio amatissimo Erede!
Vorrei dirvi tante di quelle cose, ma non posso certo anticipare niente. Sappiate comunque che sono totalmente innamorata di questa storia e sono oltremodo contenta di come si stia sviluppando, perché vedo palesemente quanto il mio stile e la mia capacità di creare siano migliorati. Lo dico da severa perfezionista quale sono e ciò mi fa credere che anch'io sia capace di concretizzare qualcosa di buono.
Mi piace molto questa storia, come ho detto. Mi piace molto più di Helot tra il Cielo e la Terra, che è il mio primo romanzo e già lo amo e ci tengo enormemente e spero che tutto il mio entusiasmo sia un po' anche il vostro, in futuro.
Ma, c'è un ma. Come forse saprete non sono solo una signora- nessuno- self- publisher, sono anche una self- made woman, nel senso che tutto il lavoro che voi vedete è stato fatto da me e da me soltanto. Io scrivo, correggo, mi faccio la copertina, mi pubblicizzo, ecc... tutto ciò è un po' pesante, anche se c'è passione ed entusiasmo, ma è anche un pochino assurdo se ci pensate... non voglio lagnarmi, per carità, sono a dir poco orgogliosa, ma sto pensando seriamente di cercare un piccolo aiuto, proprio sul web, qualcuno più ferrato di me che potrebbe aver voglia di riguardare anticipatamente le bozze e possa dirmi con sincerità “quest'idea non è niente male”, oppure “hai scritto una marea di cazzate”. Ecco, giusto per non dovermelo sentir dire a lavoro finito.
Così, se non vi sembra che stia chiedendo la luna, ufficializzo la mia richiesta: se c'è qualcuno che ha letto Heloth tra il Cielo e la Terra e vorrebbe leggere anticipatamente L'Erede per darmi qualche dritta seria (concedendomi un po' del suo tempo senza scomparire per 6 mesi) scrivetemi, contattatemi, fatemi un fischio, fate voi. Per me va bene tutto, purché siate seriamente interessati.
In realtà avrei già adocchiato una o due personcine, ma a tutt'oggi non so... i compagni di viaggio bisogna sceglierseli con cura!
Fatto questo concludo informandovi che sono appena all'undicesimo capitolo. Abbiamo da poco iniziato a “ballare”, a fare sul serio, insomma. In questo libro si raschia il fondo del barile, ma non preoccupatevi, probabilmente i miei amati personaggi troveranno il modo di tornare in superficie.
Questo è un capitolo più complesso, più triste, più oscuro. È un po' meno fiabesco, un po' meno caramelloso (come ha detto qualcuno del mio primo) e ci sono molti nuovi personaggi, dei quali per adesso ne ho introdotto appena uno solo.
Mi auguro sinceramente di potervi dire qualcosa in più nei prossimi aggiornamenti.
Anche per questa volta è tutto, vi saluto e vi abbraccio,

alla prossima!!

giovedì 10 aprile 2014

Hander

Buongiorno a tutti!
Ok, dopo essermi cimentata con le recensioni, ritorniamo nei ranghi e ricominciamo a presentare i miei cari personaggi di "Heloth tra il Cielo e la Terra". Non ne mancano molti e spero di concludere a breve, anche per soddisfare la curiosità di chi sta leggendo il romanzo.
A proposito di questo... momento di ringraziamenti: grazie, grazie, grazie a tutti voi che mi state dando una possibilità! Non solo, grazie a chi lo ha ospitato nel suo blog per una segnalazione, a chi mi fa domande e mi da consigli... e anche a chi mi critica!
A chi legge il blog e a chi è sempre gentile e disponibile con me, anche con una semplice parola. È questo che mi piace, questa è la benzina per andare avanti.
Vorrei raccontarvi tante cose, soprattutto a proposito della scrittura de L'Erede, che mi crea molte difficoltà, ma mi da anche tante soddisfazioni. Ve ne parlerò in un post a parte.
Oggi vi lascio in compagnia di Hander, un ragazzino dolcissimo!
Premetto da subito che non amo le storie (libri, film, ecc...) con protagonisti dei bambini e/o adolescenti, perché cadono quasi sempre nel melenso. Se poi a tutto questo ci aggiungiamo anche un animale, allora si che stiamo a posto! 
Ma chissà, evidentemente nella vita si cambia... forse da quando sono diventata mamma sono un po' meno cinica, fatto sta che quasi senza volerlo il mio romanzo si è riempito di bambini in maniera diretta e indiretta.
Ne parlerò meglio, più avanti e nel seguito, che attualmente è in fase di scrittura. Lo farò perché i bambini saranno parte di un background importante e non mi riferisco solo ai piccoli protagonisti...
I bambini sono importanti, sono il futuro dell'umanità. Non dovrebbero soffrire, né conoscere il dolore e la sofferenza, o sentirsi indesiderati; non meno importante il fatto che i bambini qualche volta ci danno l'esempio, essendo nella loro semplicità, migliori di noi (tralasciando il loro lato "rompiscatole" che ognuno di loro possiede a vari livelli di intensità e con infinite sfumature). Per essere persone migliori, qualche volte ci dovremmo abbassare al livello dei bambini... ed anche i miei protagonisti, man mano che la storia va avanti, prenderanno atto di questo: mettere da parte l'egoismo e qualunque altro sentimento negativo, lasciarsi amare, diventare più semplici, lasciarsi condurre per proseguire il viaggio...
Ma torniamo al piccolo Hander, che se ci pensiamo bene tanto piccolo non è. Stiamo parlando infatti di un ragazzo sui quattordici- quindici anni. Entra in scena nella seconda parte del romanzo, ma in realtà  la storia del personaggio stesso comincia molto tempo fa, ecco perche lui è un grande protagonista a tutti gli effetti; Hander nasce di seguito alla città di Heloth, nel senso che ho cominciato ad idearli quasi insieme. È stato un flash, un'ispirazione improvvisa. Hander non si ispira a nessuno di mia conoscenza, ma ha tutte le fattezze fisiche di un ragazzo che esiste davvero e che aveva la sua età ai tempi dei tempi, quando cominciai a concepire i primi abbozzi della storia. Questo ragazzo non l'ho mai conosciuto, né ho mai saputo come si chiamasse, o da dove venisse, ma ricordo quanto mi colpì, poiché era il primo adolescente bello che avessi mai visto! Voi mi capite, a quell'età siamo tutti orrendi... cresce il naso, cambia la voce, spuntano i brufoli... Quel ragazzo no, era perfetto. Sembrava dipinto. Ricordo anche la poca attenzione che prestava allo stuolo di ragazzine che gli stava intorno. Si faceva i fatti suoi, serio tranquillo, con quell'andatura un po' "saltellante" che mi è rimasta così impressa da diventare caratteristica principale anche del mio personaggio.
Bene, l'Hander della storia è un adolescente, ma dimostra alcuni anni in meno di quelli che ha. È minuto, un po' infantile e sembra che trattenga le emozioni , come se le evitasse, non avendo mai imparato a dominarle; vive nella foresta di Maya, dove è cresciuto, un luogo vasto a sud dell'Isola, dove sugli enormi alberi sono state costruite case e ponti, come un piccolo villaggio vero e proprio e dove abita stabilmente una nutrita comunità di bambini orfani.
Hander sembra non legare molto con gli altri, forse perché scopriremo quasi subito, è il prediletto di Maya, colei che cura e si occupa di tutti. La donna gli dimostra il suo affetto in maniera quasi morbosa, tanto che Rowena crede fin da subito si tratti del suo vero figlio.
E proprio come Maya, anche Rowena si affeziona ad Hander e lui, incuriosito dai nuovi arrivati, si dimostra gentile e volenteroso, nonostante in alcune occasioni sconvolga in po' il gruppo dei tre protagonisti.
Ognuno di loro comincia a provare ben presto un forte sentimento nei confronti del ragazzino: a Rowena piace, gli si affeziona perché le ricorda i bambini di casa sua. Vuole farlo crescere e maturare.
Darion non lo dice apertamente, ma secondo me in Hander rivede se stesso da piccolo: timido taciturno, guardato con diffidenza dalla maggior parte delle persone.
Derek fa in un certo senso il bullo con lui. È la parte che preferisco meno del principe di Simor. Sa bene quale differenza abissale ci sia tra Hander e lui e se ne approfitta senza scrupoli. Non lo sopporta e cerca di evitarlo in tutti i modi, fino a metterlo in imbarazzo, chiamandolo con il brutto nomignolo di "rospetto". In realtà, benché sia difficile da credere, Derek ha paura di Hander, in un certo senso... Comunque, alla fine neanche lui si tirerà indietro quando ci sarà bisogno di proteggerlo.
Hander è in generale un ragazzino buono e tranquillo, ma come tutti quelli della sua età è affascinato  dalle armi e dalle avventure; qualche volta non riesce ad ubbidire, è un po' agitato, agisce a caso e maschera la paura con un pessimo umore.
Mi piace come reagisce al primo "strano battito del cuore", quasi se ne vergogna e come cambia repentinamente quando scopre che anche lui, il piccolo rospetto, è dotato di un grande coraggio.
Hander compirà un cammino che sarà un po' diverso da quello degli altri protagonisti. Sarà una maturazione personale, fisica e mentale e il tutto avverrà molto velocemente, quasi Hander avesse "riposato" in attesa del momento opportuno.
Questo personaggio non ha lunghi spazi nel romanzo, ma la maggior parte delle scene con lui sono rilevanti nell'andamento della storia.




*Attenzione Spoiler*




Se avete letto il mio romanzo saprete già che Hander ci sarà anche nel seguito. Ad oggi non so ancora dirvi con certezza quanto e come, ma certamente avrà più spazio e sarà notevolmente cambiato.








Così anche per questa volta è tutto, vi saluto e vi abbraccio.

martedì 1 aprile 2014

Terra Ignota: il fantasy italiano non è mai stato così bello.



Buona sera a tutti cari aficionados di questo blog!
È un po' che non mi si vede da queste parti, eh? Sono stata un po' in giro per vari mondi in quest'ultimo periodo, il resto è stato, come sempre, dedicato alla vita reale, sempre a darsi da fare  affinché le cose continuino ad andare avanti così e, se possibile, anche meglio... piccole soddisfazioni personali e familiari, piccoli pezzettini del grande puzzle della mia esistenza.
La scrittura va un po' su e giù, come sulle montagne russe, ma prosegue, senza fretta.
Chi mi segue qui sul blog, o mi sopporta nel simpatico mondo di Twitter, avrà “annusato” che oggi sono qui per fare una cosa diversa dal solito. Esatto. Vi recensisco un libro, o almeno ci provo.
Non ho mai recensito un libro in vita mia, al massimo ho fatto qualche commento (il tempo è già poco per scrivere), ma questa volta merita, ve lo assicuro e siccome in questi giorni non faccio altro che leggere commenti emozionati ed entusiasti sulle ultime uscite d'oltre oceano, mi sembrerebbe giusto che si apprezzasse anche quello che c'è in Italia, che in questo caso è tanta bella roba.

VELOCE SCHEDA RIASSUNTIVA:
Titolo: Terra Ignota- il risveglio
Autore: Vanni Santoni
Formato: Cartaceo e ebook
Editore: Mondadori
Prezzo ebook: 9,99

LA STORIA:
Ailis è solo una ragazzina di dodici anni quando il suo villaggio viene attaccato e dato alle fiamme- durante una notte di festeggiamenti- da un gruppo di cavalieri sconosciuti. Lei e pochi altri si salvano per miracolo, ma la sua migliore amica, la dolce Vevisa viene fatta prigioniera e portata via.
Nella mente solo le tre lepri e il cerchio d'acciaio dello stemma dei cavalieri e il volto spietato del loro comandante, nel cuore due desideri: la vendetta su coloro che le hanno portato via tutto e ritrovare Vevisa.
Ailis parte così, spaventata, ma risoluta, verso un lungo viaggio che la condurrà (e vi condurrà) non solo a scoprire nuove terre e straordinarie città, luoghi incantati e maledetti, ma soprattutto a conoscere la vera se stessa, attraverso varie sofferenze, lotte per la sopravvivenza, nuove amicizie e amore.
Non ricordo dove ho sentito parlare la prima volta di questo romanzo, ma quando l'ho trovato in libreria ho dato un'occhiata alla trama, ho scorso alcune pagine e subito ho desiderato leggerlo; l'avevo già detto dall'inizio e, letto in una settimana confermo: questo libro più che una recensione, meriterebbe per genere, trama e stile, una dichiarazione d'amore. Merita due volte qualunque aggettivo positivo gli si voglia attribuire. Prima di tutto perché Vanni Santoni è toscano come me e ha portato il fantasy (che notoriamente è un genere su cui, qui in Italia, ci sono ancora troppi pregiudizi, sia da parte di lettori che di autori) a livelli che mai avevo letto prima.
Terra Ignota è una bella lezione di stile, per chi legge... e anche per chi scrive: semplice e complesso allo stesso tempo, curato e preciso, intelligente, mai scontato, crudo quanto basta, originale, avvincente e un po' tenero.
Si comincia subito dal prologo, che ci riporta all'archetipo della nascita del mito.  L'ho letto due volte, molto colpita. Le parole scorrono così fluide che più che leggerlo, verrebbe voglia di cantarlo! E così è stato per altri punti della storia, specialmente durante le descrizioni di alcuni combattimenti.
È un vero fantasy, con tutte le sue più belle caratteristiche e sfumature, ma ha un'anima tutta sua; non ci sono lupi mannari, vampiri, né verginelle che si innamorano di angeli caduti. Non ci sono neanche adolescenti disadattati con poteri soprannaturali e per fortuna, neanche scuole speciali per quest'ultimi, che ormai pullulano nelle librerie e a me personalmente fanno un po' tristezza.
Ailis, la protagonista, tanto verginella non è. Certo, è una bambina di dodici anni, mani piccole, lentiggini, capelli e temperamento da maschiaccio; ha una forza smisurata, è una lottatrice nata che vi stupirà. E così molti altri personaggi, ben costruiti nell'aspetto e nel carattere, personalità ben delineate... vi divertirete a scoprirli. Non mi voglio sbilanciare troppo però, per non rovinarvi la lettura.
Non meno importante la geografia, le descrizioni dei luoghi, delle città, delle battaglie, dove sembra davvero di essere lì presenti, di vedere la maestosità delle costruzioni, di percepire l'odore del sangue e di provare il dolore; e ancora l'aspetto magico, la fantasia con cui sono elencate e descritte le creature fantastiche, la scelta dei nomi, fino ad arrivare alle minuzie, i nomi delle piante, dei luoghi, le rune e tante altre piccole cose che passano veloci nella lettura di un romanzo, ma che in Terra Ignota ti rimangono in mente, tanto sono curate con abilità.
Infine, piccola osservazione sull'infinità di omaggi nascosti minuziosamente e con talento qua e là nel romanzo. Vanni Santoni ha nominato qualcuno nella nota finale, il mio pensiero è caduto su autori famosi e personalità del passato, durante la lettura. O forse chissà, è stato solo un caso, una pura sensazione soggettiva... fatto sta che anche in questo caso sono rimasta colpita in modo più che positivo.
Per concludere, che altro vi posso dire? Leggetelo, non potrà non piacervi. E a me, un po' triste e smarrita alla fine del libro e di questo post, rimangono due desideri:
*Avere la versione cartacea autografata
*Sapere quando uscirà il seguito
^_^

A presto e ovviamente buona lettura!

venerdì 28 febbraio 2014

Fero (piccoli spoilers)

Ferio, o Fero, come poi è diventato ufficialmente, è l'unico personaggio di Heloth Tra il Cielo e la Terra ispirato ad una persona esistente, a cui in passato sono stata legata da una forte amicizia e alla quale tutt'ora sento di essere molto affezionata, benché ci siamo un po' persi. Di questa persona non ha le fattezze fisiche (quindi, per chi mi conosce bene, non vi sforzate di indovinare, tanto non ci riuscirete e io non ve lo dirò comunque), ma bensì l'essenza.
Fero non è l'unico personaggio “strano” del romanzo, ma è certamente uno dei più interessanti. E' uno dei Guardiani di Heloth, anzi, come spiegherà lui stesso ad un certo punto della storia, è il primo dei Guardiani, una sorta di capo, più saggio e più forte di tutti gli altri.
I Guardiani sono abitanti di Heloth, ma di essa sono soprattutto le sentinelle, i soldati. Sono maschi e femmine e a differenza degli altri abitanti possono uscire dai confini del regno ogni volta che vogliono, o che ce n'è bisogno; posso definirli una sorta di angeli custodi, anche se ci sono delle differenze importanti con gli spiriti celesti. Innanzi tutto, i Guardiani non sono solo spirito, ma sono fatti di carne e ossa e possono essere feriti e uccisi e uccidere a loro volta; provano sentimenti umani, quasi sempre positivi, come l'amicizia e l'amore. Non nascono così, sono esseri umani morti e tornati in vita con queste sembianze e poteri. Mantengono le fattezze fisiche della loro vita precedente, ma crescono in forza e bellezza, subendo anche piccole alterazioni, ad esempio nello sguardo, nei lineamenti, ma anche nei colori dei capelli e degli occhi.
Un'altra cosa che li differenzia dagli angeli è che i Guardiani non hanno le ali. In apparenza sono dei veri e propri soldati, vestiti di un'armatura dorata, chiara e luminosa (tanto che, quando viaggiano sulla terra, stanno accuratamente avvolti in un lungo mantello che li copre completamente). Caratteristica è la luce bianca che si sprigiona da un punto tra il collo e le spalle e che aumenta quando si alzano in volo, quasi fosse un motore a propulsione e quando provano emozioni forti, come la gioia, la sorpresa, la rabbia, o la paura.
I Guardiani hanno molti poteri, tra i quali, come ho già detto, la forza. Un altro di questi è il potere di far comparire il cibo, con tanto di piatto, se per caso, il cibo in questione dovesse essere una minestra calda. Non è un potere da poco, se pensate al viaggio dei protagonisti!
Fero possiede anche un altro potere: praticamente è un conduttore vivente di sensazioni positive. Il suo tocco infonde coraggio e cambia i pensieri negativi in positivi, la stretta della sua mano evoca ricordi piacevoli ormai andati ed anche toccandolo senza la sua volontà si può ritrovare serenità e pace. Rowena, nella sua semplicità, tende sempre ad approfittare di questo, nei momenti più difficili... per fortuna Fero è anche un tipo molto paziente...
Il nostro Guardiano protagonista farà la sua comparsa nella seconda parte del romanzo. Di lui ci colpisce subito la stazza: non è un gigante, ma è comunque più alto del normale e ben piazzato, senza contare l'armatura che mette ancora più in risalto la sua robustezza; Il look è un po' selvaggio, capelli un po' lunghi, barba ispida, atteggiamento spavaldo, irriverente, con una buona dose di senso dell'umorismo e la sicurezza di chi ha sempre la situazione sotto controllo. Dal suo viso a volte traspare un che di infantile, poi subito dopo i suoi occhi sono quelli di un saggio anziano.
Più o meno tutti gli altri protagonisti sono legati a Fero, anche Hander, diffidente per natura, si affeziona quasi subito al Guardiano che gli offre tutti quei cibi deliziosi. E Derek, che stranamente non vede in lui un rivale, ma un esempio e, anzi, è parecchio incuriosito da questa creatura.
L'unico che prova disagio è Darion. Non ne parla con nessuno, ma i suoi atteggiamenti sono chiari: lui che è sempre così schivo e serio, fa una certa fatica ad abituarsi al sorriso disarmante di Fero e alla sua strana natura, senza contare il rapporto che si instaura tra lui e Rowena e il fatto che il Guardiano riesca sempre a proteggerla quando Darion non ci riesce.
Fero ha un legame speciale con Hander, ma soprattutto con Rowena. È destinato a proteggerla, ad esserle vicino quando ce n'è bisogno.

Raccontare questo personaggio nel romanzo mi è piaciuto molto. Lo trovo affascinante e misterioso con l'immagine che da di sé. Spero che piaccia anche a voi!
Con questo è tutto, spero passiate un bel fine settimana.
Alla prossima!