Ci siamo signore e signori! È già passato un anno da quando ho pubblicato "Heloth tra il Cielo e la Terra"! Un anno dalla decisione di prendere il mio bambino e darlo in pasto al web...
Non sono qui per tirare le somme, o per fare bilanci di questi dodici mesi. Sono qui solo per ricordare, con un po' di emozione e nostalgia quei momenti; a voi non ve ne fregherà niente, ma a me sì. Nessuno può immaginare quante incertezze prima di decidere quale fosse il passo più giusto da fare. Perché auto pubblicarsi è un po' ghettizzarsi. Dai, diciamo la verità, ora lo posso fare anch'io: siamo guardati storto dagli intellettuali, da chi ha la sua bella casina editrice e da chi si proclama lettore accanito, quando poi apre solo quei due- tre generi dei soliti due- tre autori.
Ma non sono qui per parlare di questo.
Voglio ricordare con voi l'estate scorsa, passata quasi interamente al caldo torrido di Firenze, lontano da mia figlia, a chiedermi se fossi una brava mamma, o una cretina, che lasciava una bambina di due anni con i nonni per fare l'editing di un romanzo che probabilmente non avrebbe mai letto nessuno. Vorrei che provaste ad immaginare le mie notti davanti al computer, su quella sedia che diventava ogni ora più scomoda, trasformandosi in uno strumento di tortura; le zanzare che mi assillavano, mentre io mi scervellavo con quel programma per trasformare un file doc in un file mobi. Sembrano cazzate, ma ho creduto di impazzire, di diventare isterica, di non farcela ad un passo dalla fine. C'era sempre un problema, un ostacolo che mi faceva dire "via, basta, non si può fare". E la mattina dopo si risolveva tutto e potevo smettere di frignare e andare avanti.
E chi te l'ha fatto fare, direte voi? Nessuno, se non la passione per quello che ho fatto e che faccio. Non è un lavoro, né probabilmente qualcosa che andrà oltre questa stanza, o quel social network. È quello che provo io quando scrivo che conta. Ciò che mi dà il comunicare con la scrittura, a me che non riesco a mettere insieme un periodo a voce, che mi emoziono e tiro fuori un sacco di stronzate e sembro deficiente, già solo se devo presentarmi; che vado in crisi al solo pensiero di più di due facce che mi guardano mentre parlo.
È com mi sento quando scrivo che dà sapore e fa sopportare la fatica, il sonno, la noia, il blocco ...
"Sono elettricità" diceva Billy Elliot. Per me è lo stesso quando mi perdo nelle mie storie e nei miei mondi... e tutto sommato, non credo di essere egoista, o infantile. Perciò ecco, sono felice di aver condiviso con voi la storia di Rowena, il mondo di Heloth, tutta questa mia piccola storia. E soddisfatta delle decisioni prese; oltretutto mi ritengo fortunata, perché le cose sono andate oltre le mie aspettative. Ho dato, ma ho anche ricevuto e ho imparato tanto.
Per questo vado avanti, senza fretta. Le cose buone e belle vanno godute. Io mi accomodo, se volete seguirmi...

